OpenAI ha aggiornato i principi fondativi per la prima volta in modo sostanziale dal 2018. Sam Altman li ha pubblicati domenica in un post sul blog ufficiale dell’azienda: cinque punti che ridisegnano l’identità pubblica della società, e che su almeno tre fronti segnano una rottura con il documento originale.
I nuovi cinque principi
“La nostra missione – scrive Sam Altman – è garantire che l’intelligenza artificiale generale apporti benefici a tutta l’umanità. Ecco i principi che guidano il nostro lavoro:
1. Democratizzazione. Ci opporremo alla possibilità che questa tecnologia consolidi il potere nelle mani di pochi. Ciò significa che, oltre a garantire a tutti l’accesso all’AI, dobbiamo assicurarci che le decisioni chiave in materia siano prese attraverso processi democratici e secondo principi egualitari, e non solo dai laboratori.
2. Potenziamento. Crediamo che l’intelligenza artificiale possa dare a tutti la possibilità di raggiungere i propri obiettivi. Per raggiungere questo obiettivo è necessario permettere alle persone di esplorare l’enorme potenziale che abbiamo di fronte, e dobbiamo creare prodotti che lo rendano possibile. Sebbene siamo fermamente convinti che l’intelligenza artificiale porterà enormi benefici nel complesso, abbiamo la responsabilità di svilupparla e implementarla in modo da minimizzare i danni.
3. Prosperità universale. Desideriamo un futuro in cui tutti possano godere di una vita eccellente. Crediamo che, mettendo a disposizione di tutti sistemi di intelligenza artificiale facili da usare e dotati di un’elevata potenza di calcolo, le persone troveranno nuovi modi per generare valore e migliorare drasticamente la qualità della vita di tutti. Affinché la prosperità si realizzi pienamente e sia ampiamente condivisa, riteniamo che i nostri governi debbano prendere in considerazione nuovi modelli economici per garantire che tutti possano partecipare alla creazione di valore che si sta verificando e che sia necessario costruire enormi infrastrutture di intelligenza artificiale e sviluppare nuove tecnologie per ridurre drasticamente i costi di tali infrastrutture.
4. Resilienza. L’intelligenza artificiale introdurrà nuovi rischi e collaboreremo con altre aziende, ecosistemi, governi e la società per risolverli. Nessun laboratorio di intelligenza artificiale può garantire da solo un futuro roseo. Per fare un esempio lampante, potrebbero esistere modelli estremamente potenti che facilitino la creazione di un nuovo agente patogeno, e in tal caso avremmo bisogno di un approccio a livello sociale per difenderci da questa minaccia con contromisure indipendenti dall’agente patogeno. Crediamo che la società debba confrontarsi con ogni successivo livello di capacità dell’AI e questo non può avvenire in un contesto isolato; la società e la tecnologia si evolvono insieme, e ciò richiede tempo.
5. Adattabilità. Continuiamo a credere che l’unico modo per affrontare le sfide di un futuro molto imprevedibile sia quello di essere pronti ad aggiornare le nostre posizioni man mano che acquisiamo nuove conoscenze. Riconosciamo inoltre che OpenAI è una forza molto più influente nel mondo rispetto a qualche anno fa e saremo trasparenti su quando, come e perché i nostri principi operativi cambieranno. A titolo di esempio concreto, pur essendo fiduciosi che la prosperità universale rimarrà un obiettivo fondamentale, possiamo immaginare periodi futuri in cui dovremo sacrificare parte dell’empowerment a favore di una maggiore resilienza. Con l’avanzare della tecnologia, i comportamenti emergenti dell’AI diventeranno sempre più difficili da prevedere. Accogliamo questa incertezza sviluppando le capacità con cautela, implementando i sistemi in modo iterativo e imparando dalle loro interazioni con il mondo.
Un nuovo ruolo
Il confronto tra i due testi è notevole. Il charter del 2018 parlava in prima persona con impegni diretti: “we will”, “we commit”, “we expect”. Quel documento dichiarava che il dovere fiduciario primario di OpenAI era verso l’umanità, e conteneva una clausola esplicita: se un progetto rivale, allineato ai valori e attento alla sicurezza, si fosse avvicinato all’AGI prima di OpenAI, l’azienda si sarebbe fermata per aiutarlo. Il nuovo testo del 2026 elimina quella clausola. Non c’è più nessuna promessa di collaborazione con i concorrenti, nessun impegno a farsi da parte. Il documento parla invece di AI in termini generali, suggerisce agli governi di valutare nuove strutture economiche, dice che il mondo ha bisogno di infrastrutture enormi per rendere l’AI accessibile — ma lo fa come osservazione, non come obbligo.
Dalla prosperità al sacrificio
C’è un passaggio del nuovo testo che ha già attirato le critiche più dirette. Altman scrive che OpenAI è oggi una forza molto più grande nel mondo rispetto a qualche anno fa, e che sarà trasparente su quando e perché i propri principi cambieranno. Poi aggiunge: l’azienda è convinta che la prosperità universale resti un valore, ma ammette di poter immaginare periodi in cui sarà necessario sacrificare parte di quell’accesso diffuso in favore di una maggiore resilienza. È una formulazione cauta, ma la sua direzione è chiara. Il documento non impegna più OpenAI a garantire l’accesso all’AI a tutti; lascia aperta la possibilità di scelte diverse, motivate da ragioni competitive o di stabilità aziendale.
Il nuovo contesto: la competizione
Il contesto in cui arriva questo aggiornamento è fondamentale per capirlo. Rivali come Anthropic hanno visto crescere rapidamente sia gli utenti che la valutazione degli investitori, con stime sui mercati secondari che parlano di circa 1.000 miliardi di dollari. Ridefinire i principi guida è anche un modo per posizionare l’azienda in modo più flessibile davanti a scelte strategiche future, senza essere vincolata da impegni scritti otto anni fa, quando OpenAI era ancora un laboratorio di ricerca con ambizioni dichiarate ma risorse limitate. Il nuovo testo riflette un’organizzazione che si percepisce come attore sistemico globale. Se questo cambiamento produrrà più o meno sicurezza nel lungo periodo dipenderà da come i principi verranno applicati nelle decisioni concrete (dagli accordi militari ai limiti alle funzionalità). Il documento da solo non risponde a quella domanda.














