Non solo scettici, ma veri e propri attivisti anti-AI. In questi giorni di fronte agli uffici di alcune delle principali aziende AI del mondo (Anthropic negli USA e Google DeepMind a Londra) alcuni membri di movimenti contro le nuove tecnologie generative portano avanti scioperi della fame. Gli attivisti protestano per richiamare l’attenzione sui rischi esistenziali rappresentati dalla corsa all’AI. E tra loro c’è anche un ex ricercatore AI.
L’ispiratore Reichstadter
Il principale volto del movimento è Guido Reichstadter, attualmente al decimo giorno di uno sciopero della fame (si nutre solo di acqua e multivitaminici) anti-AI e in particolare anti-AGI di fronte alla sede centrale di San Francisco di Anthropic.
In precedenza Reichstadter, 45enne e padre di due figli, già stato arrestato per aver barricato le porte di OpenAI in seguito alla misteriosa morte di Suchir Balaji. Nel 2022 aveva preso parte a un sit-in di 28 ore in cima al Frederick Douglass Memorial Bridge a Washington, DC, per protestare per il diritto all’aborto.
Nel merito del suo attuale sciopero della fame, Reichstadter ha rilasciato un lungo commento a LessWrong, un blog/forum fondato nel 2009 dal critico dell’intelligenza artificiale Eliezer Yudkowsky:
“Anthropic e altre aziende di intelligenza artificiale stanno gareggiando per creare sistemi di intelligenza artificiale sempre più potenti – scrive Reichstadter – Queste AI vengono utilizzate per infliggere gravi danni alla nostra società e minacciano di infliggerne sempre più. Gli esperti ci avvertono che questa corsa verso un’AGI sempre più potente mette a rischio la nostra vita e il nostro benessere e che la creazione di un’AI estremamente potente minaccia di distruggere la vita sulla Terra. La corsa delle aziende ci sta rapidamente conducendo verso un punto di non ritorno. Deve fermarsi ora, ed è responsabilità di tutti noi assicurarci che ciò avvenga. Invito tutti coloro che comprendono il rischio a cui le azioni delle aziende di intelligenza artificiale ci sottopongono a dire la verità con coraggio“.
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L’inganno etico
La sua scelta di protestare di fronte ad Anthropic, nota per un approccio etico e sicuro, può sembrare strana. E invece è mirata: Reichstadter vuole sollevare proprio la contraddizione che perfino l’azienda che si presenta come la più etica del settore scherza con il fuoco. L’attivista osserva che al netto della narrazione, Anthropic mira alla creazione dell’AGI più che qualsiasi altra cosa, senza curarsi realmente dei rischi per l’umanità. Il suo scopo è incontrare Dario Amodei e parlare con lui.
“Chiedo al management, ai dirigenti e ai dipendenti di Anthropic di porre immediatamente fine alle loro azioni sconsiderate. Li invito a fare tutto il possibile per fermare la corsa verso un’intelligenza artificiale sempre più potente, che minaccia di causare danni catastrofici”. Chiede poi ai volti dell’AI di “assumersi la responsabilità di garantire che la nostra società sia consapevole dell’urgente ed estremo pericolo in cui la corsa all’intelligenza artificiale ci espone.
Come ha dichiarato a Futurism Reichstadter non crede in generale che nessuna delle aziende “ha una tabella di marcia pratica su come controllare quel potere una volta costruito.”
Il fronte londinese
Pochi giorni dopo l’annuncio della protesta di Reichstadter, due dimostranti hanno iniziato uno sciopero della fame analogo al suo dall’altra parte del mondo, davanti agli uffici DeepMind di Google a Londra. Le proteste non sono state coordinate in anticipo tra i gruppi.
Il volto di spicco nella protesta londinese è il francese Michael Trazzi, 29 anni, che porta avanti lo sciopero da sette giorni. La sua posizione colpisce più di altre perché Trazzi è un ex ricercatore specializzato in sicurezza dell’intelligenza artificiale. Ha studiato informatica e AI a Parigi e si è specializzato in sicurezza dell’AI al Future of Humanity Institute di Oxford (istituto non più esistente). Ha lavorato per un periodo come ingegnere informatico AI e ha sviluppato una coscienza sociale approfondita della materia. Oggi è un divulgatore attivo su YouTube e TikTok e un podcaster e considera il suo sciopero della fame un gesto che “mira ad allineare le azioni con le convinzioni“.
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Proposta comune
Trazzi ha rilasciato ampie dichiarazioni a Business Insider per spiegare la sua posizione e le sue preoccupazioni.
“Nel 2019, i sistemi di intelligenza artificiale non erano particolarmente pericolosi – ha scritto – Non mentivano, non ingannavano, né erano in grado di causare danni reali. Anche oggi, non credo che i modelli attuali possano infliggere direttamente danni catastrofici. Ciò che mi preoccupa è ciò che accadrà dopo.
Il vero pericolo si presenta quando l’IA riesce ad automatizzare la propria ricerca e sviluppo. Un sistema in grado di costruire successori sempre più potenti senza la supervisione umana potrebbe andare ben oltre il nostro controllo. Immaginate un’AI che sia di gran lunga migliore di qualsiasi essere umano nel progettare virus o altre armi: questo è lo scenario che mi terrorizza. Penso che sia più probabile che raggiungeremo questa fase prima del 2030.”
Michael vuole raggiungere direttamente il CEO di DeepMind Demis Hassabis e invoca un tavolo comune tra le varie aziende di intelligenza artificiale per cambiare la rotta insieme: “Voglio che il CEO di DeepMind, Demis Hassabis, si impegni a non rilasciare un altro modello di frontiera se le altre aziende leader nel settore dell’intelligenza artificiale saranno d’accordo. Non si tratta di un laboratorio che blocca unilateralmente i progressi. Si tratta di coordinamento. Se i leader di DeepMind, OpenAI e Anthropic si impegnano tutti, allora una vera moderazione diventa possibile. C’è una discrepanza tra la gravità di ciò di cui stiamo parlando e le azioni delle persone.
Gli altri movimenti anti-AI
Le organizzazioni che vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi dell’intelligenza artificiale stanno creando una rete sempre più sviluppata. Ad oggi si contano tra gli altri, oltre gruppo StopAI fondato da Reichstadter, il quasi omonimo StopGenAI e l’AI Incident Database. Inoltre sono attive organizzazioni divulgative come The AI Risk Network.
StopGenAI, fondata da Kim Crawley, ricercatrice in sicurezza informatica e docente all’Open Institute of Technology, si considera di fatto un’organizzazione politica con posizioni anche più combattive di quelle di Trazzi . Spinta da un forte senso di responsabilità Crawley ha dato vita al movimento che ha l’obiettivo concreto di offrire sostegno economico a chi è stato impoverito dall’adozione della GenAI. Allo stesso tempo, sensibilizza il grande pubblico sui pericoli della tecnologia, non facendo nessuno sconto alle personalità chiave del tech.
Crawley è severissima nella sua opinione sui piani alti dell’AI. Secondo lei è grandi miliardari della tecnologia vedono nello sviluppo dell’AGI un’impresa commerciale volta a eliminare la retribuzione del lavoro intellettuale umano, in un’estremizzazione dei lati peggiori del capitalismo. A differenza di Trazzi, non sembra credere particolarmente nel dialogo. “Abbiamo la capacità di garantire benessere a tutti gli otto miliardi di persone sul pianeta – ha dichiarato a Futurism – Già negli anni ’90 e 2000 l’informatica aveva aumentato enormemente la produttività, ma i capitalisti hanno scelto di lasciarci una fetta sempre più piccola del frutto del nostro lavoro. Ora, con la GenAI, vogliono cancellare del tutto il pagamento agli esseri umani”.
Assistiamo alle origini di movimenti che diventeranno sempre più centrali nel dibattito pubblico.