Meta Platforms, la società che controlla le piattaforme Facebook e Instagram, ha ottenuto alla fine del 2025 un brevetto per un sistema di intelligenza artificiale capace di simulare l’attività di un utente sui social anche dopo la sua morte. Il documento descrive un modello basato su tecnologie di linguaggio avanzato che, addestrato sui dati storici di una persona, come post, commenti, reazioni e messaggi, potrebbe continuare a pubblicare, rispondere ai follower e mantenere attivo un profilo social in sua vece. Nel testo del brevetto si legge che la tecnologia dovrebbe intervenire non solo quando l’utente è assente per lunghi periodi, ma anche in caso di decesso, per “colmare il vuoto” lasciato nella rete di relazioni digitali.
L’idea rientra nel filone noto come grief tech, ovvero soluzioni digitali volte a preservare la presenza di una persona nel mondo virtuale. Startup e altri grandi nomi della tecnologia hanno esplorato concetti simili, da avatar che “parlano” come i defunti a bot che replicano conversazioni. Secondo gli estimatori, questi strumenti potrebbero aiutare influencer a gestire pause forzate dai social o addirittura supportare amici e familiari nel processo di lutto. Tuttavia, critici ed esperti di privacy mettono in guardia: simulare un profilo postumo solleva questioni profonde su identità, consenso e impatto psicologico, e potrebbe trasformare la memoria digitale in una presenza artificiale indistinguibile dal vivo ed emotivamente pericolosa.
Meta ha precisato che un brevetto non equivale a un prodotto imminente. Non ci sono infatti piani ufficiali per sviluppare o lanciare questa tecnologia. I brevetti servono a tutelare idee, non a rivelare piani commerciali certi. Tuttavia, la semplice esistenza di questa richiesta conferma quanto l’intersezione tra AI, dati personali e vita digitale stia diventando un terreno sempre più controverso e quanto sia seriamente presa in considerazione questa ipotesi da un colosso del tech come Meta.

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