L’intelligenza artificiale può rendere possibile una nuova forma di sopravvivenza digitale dopo la morte: email, messaggi, immagini e contenuti social possono diventare la base per creare chatbot e “gemelli digitali” che riproducono la personalità di persone scomparse. Lo rivela lo studio dell’Eurispes intitolato “Il mercato dell’immortalità. Nuova società, nuove sensibilità”, che analizza la nascita della cosiddetta Digital Afterlife Industry, un settore già operativo e commercialmente strutturato che permette interazioni tra vivi e morti.
Lo studio esplora diverse strade verso l’immortalità: dalle tecniche di rallentamento dell’invecchiamento alle terapie genetiche, dalla criopreservazione al transumanesimo. Quest’ultimo, un movimento culturale e scientifico nato negli anni 70′, punta al raggiungimento dell’integrazione tra uomo e macchina per superare i limiti biologici umani. L’obiettivo più ambizioso è il cosiddetto mind uploading (o backup dei pensieri), cioè il trasferimento della mente su supporti digitali che consentirebbero un’esistenza extracorporea potenzialmente eterna, conservando pensieri, memoria e coscienza in ambienti computazionali.
La ricerca si è concentrata anche sui giovani italiani, Millennials e Generazione Z, rivelando sentimenti contrastanti. Da un lato curiosità tecnologica e interesse, dall’altro timori etici e disagio emotivo con una forte richiesta di limiti. Molti giovani temono che l’eliminazione del confine tra vita e morte possa complicare l’elaborazione del lutto e generare forme di attaccamento disfunzionale. Un insieme di riflessioni che pongono interrogativi profondi sul futuro delle nostre relazioni e sul significato stesso della morte nell’era digitale.
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