Analogamente a quanto sperimentato nel mercato italiano, Meta, la società madre di WhatsApp, ha deciso di aprire a pagamento la propria piattaforma ai chatbot di intelligenza artificiale concorrenti, cedendo alle pressioni dell’Unione europea e dell’Antitrust italiana per scongiurare la prosecuzione delle azioni legali da parte dell’Ue. La mossa arriva dopo mesi di tensioni. A ottobre 2025, Meta aveva annunciato un aggiornamento dei termini di servizio di WhatsApp Business che, dal 15 gennaio 2026, avrebbero escluso tutti i chatbot AI esterni, lasciando spazio solo al proprio assistente Meta AI.
Una scelta che, secondo la Commissione europea, rischiava di “impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato in rapida crescita degli assistenti di AI”, violando le norme antitrust e danneggiando la concorrenza in un settore che nel 2026 vale tra i 10 e gli 11 miliardi di dollari a livello globale, con una crescita annua superiore al 20%. “Non possiamo permettere alle aziende tecnologiche dominanti di sfruttare illegalmente la loro posizione per ottenere un vantaggio sleale”, ha dichiarato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione Ue. Meta, dal canto suo, ha sempre respinto le accuse, sostenendo che “non c’è motivo per cui l’Ue debba intervenire nell’API di WhatsApp Business” e che gli utenti hanno già molte alternative per accedere a servizi di AI alternativi.
Secondo gli esperti, l’apertura di WhatsApp ai rivali potrebbe evitare una concentrazione eccessiva del potere tecnologico, favorendo l’innovazione e la scelta per consumatori e aziende. Tuttavia, la battaglia legale non è finita, perché la Commissione Ue sta ancora valutando misure provvisorie per garantire che la concorrenza non subisca danni irreparabili, mentre l’indagine sull’abuso di posizione dominante proseguirà almeno fino alla fine del 2026.

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