Il presidente Donald Trump ha affidato a Jay Clayton, direttore dell’intelligence nazionale, la guida di una nuova task force federale sull’intelligenza artificiale, battezzata “Super Intelligence Force“. L’annuncio è arrivato con un post su Truth Social, a poche ore dall’intervista in cui Clayton aveva descritto il suo nuovo ruolo al Wall Street Journal. “Molti dicono che sia più grande della Rivoluzione Industriale e di Internet“, ha scritto Trump, promettendo che il gruppo lavorerà per “proteggere gli interessi e migliorare la vita di tutti gli americani“.
La task force avrà 120 giorni per studiare rischi e opportunità dell’AI e proporre raccomandazioni sul ruolo che il governo federale dovrebbe avere nella supervisione della tecnologia. Oltre a Clayton, ne fanno parte Andrew Ferguson, presidente della Federal Trade Commission, Emil Michael, chief technology officer del Pentagono, e Scott Kupor, direttore dell’Office of Personnel Management. Il gruppo riferirà direttamente a Trump e al capo di gabinetto Susie Wiles. Il suo mandato copre il dialogo con consumatori, gruppi di interesse pubblico, organizzazioni religiose, fornitori di infrastrutture critiche e aziende del settore.
La mossa arriva dopo una settimana turbolenta. Il 29 settembre Trump ha ricevuto alla Casa Bianca i vertici delle principali compagnie di AI, tra cui Mark Zuckerberg, Elon Musk, Sundar Pichai, Jensen Huang e Dario Amodei, per la firma di un accordo volontario di auto-regolamentazione, il “White House Accord on Super Intelligence“. Il documento, circa 300 parole, prevede “quattro livelli di controlli e audit” ma non stabilisce sanzioni né dà al governo un potere esecutivo. Contestualmente un ordine esecutivo ha imposto alle agenzie federali di usare il termine “SI” al posto di AI nella comunicazione ufficiale.
Clayton, ex presidente della Securities and Exchange Commission e poi procuratore federale a Manhattan, ha indicato la propria ricetta. In un’intervista al Journal ha spiegato che il gruppo esaminerà la legge vigente e discuterà cosa possa fare il Congresso, aggiungendo di aspettarsi che “si svilupperanno meccanismi attraverso il dialogo, come in altri settori“. Il suo modello di riferimento sono i test di stress e le regole di trasparenza che banche e autorità hanno costruito insieme con la Federal Reserve e la SEC, un approccio che punta su agenzie esistenti e reporting periodico piuttosto che su nuovi divieti.
Non mancano le critiche. David Krueger, ricercatore di AI all’Università di Montreal e tra i sostenitori di una pausa nello sviluppo, ha definito l’accordo vago e un’ulteriore prova della fiducia dell’amministrazione nell’auto-regolamentazione. Lo stesso Dario Amodei, CEO di Anthropic e firmatario dell’accordo, chiede da mesi di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati con lo slogan “pace the frontier“. L’industria è inoltre sotto pressione dopo una serie di attacchi attribuiti ad agenti AI fuori controllo e crescenti allarmi sulla velocità del progresso tecnologico.
Restano molte incertezze. Non è chiaro se la nomina equivalga formalmente all’incarico di “AI czar” che Trump aveva promesso di assegnare entro fine settimana, né quali conseguenze concrete avrà per un settore che gli Stati Uniti finora hanno lasciato largamente auto-regolamentato. Alcuni esperti hanno anche ammonito che il rebranding di “super intelligence“, termine che in gergo tecnico indica sistemi più avanzati di quelli attuali, rischia di creare confusione nella comunicazione pubblica.
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