Non solo Meta AI, l’Antitrust italiano chiede che altri chatbot siano disponibili su WhatsApp

A luglio Meta era finita sotto indagine dell'AGCM per sospetto abuso di posizione dominante

Legal 24 dic 2025

1 min.

Non solo Meta AI, l’Antitrust italiano chiede che altri chatbot siano disponibili su WhatsApp

Con l’adozione di una misura cautelare nei confronti della società Meta Platforms, proprietaria della nota app di messaggistica WhatsApp, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana ha chiuso l’istruttoria avviata a fine luglio per sospetto abuso di posizione dominante chiedendo a Meta di sospendere le condizioni che escludono la presenza di chatbot di intelligenza artificiale concorrenti da WhatsApp.

In sostanza l’AGCM ritiene che attraverso l’applicazione delle WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre 2025, Meta violi le norme sulla concorrenza non concedendo agli utenti la possibilità di scegliere servizi di AI alternativi sull’applicazione rispetto a Meta AI.

Secondo l’Antitrust la condotta di Meta ha una “natura abusiva” perché limita “la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di Chatbot AI, a danno dei consumatori” e arreca un “un danno grave e irreparabile alle dinamiche competitive nel mercato interessato”. In risposta Meta ha annunciato ricorso, definendo la richiesta delle autorità italiane come “infondata”, e ha criticato l’approccio dell’AGCM che concepisce erroneamente WhatsApp come un “canale di accesso al mercato” per le aziende di AI.

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