Il processo che potrebbe riscrivere il futuro dell’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nel vivo con nuove testimonianze di valore sui rapporti e gli equilibri di potere che un tempo caratterizzavano una delle più importanti aziende di AI al mondo, OpenAI. Mira Murati, ex Chief Technology Officer di OpenAI, ha dichiarato in videoregistrazione che il CEO Sam Altman ha seminato sfiducia tra i dirigenti e un clima di caos persistente, mentre l’azienda accelerava nello sviluppo della sua potente tecnologia.
Le parole di Murati risuonano come una bomba in un’aula federale di Oakland: “La mia preoccupazione era che Sam dicesse una cosa a una persona e l’opposto a un’altra”. Ha anche affermato che Altman l’aveva ingannata riguardo all’approvazione legale di un nuovo modello di AI per saltare il processo di revisione sulla sicurezza. Un dettaglio non da poco, per un’azienda che ha fatto della sicurezza tecnologica il suo mantra fondativo.
La causa è stata avviata da Elon Musk nel 2024. Il miliardario CEO di xAI sostiene che OpenAI si sia trasformata impropriamente in un’entità a scopo di lucro, tradendo i suoi obiettivi filantropici originari. Musk, cofondatore della società, chiede 150 miliardi di dollari di danni da pagare da OpenAI e dal suo principale investitore, Microsoft. In aula sono emerse rivelazioni scottanti anche su Greg Brockman, presidente e cofondatore di OpenAI. Brockman ha infatti ammesso di avere una quota nella società del valore di circa 30 miliardi di dollari, e di detenere partecipazioni in più aziende legate ad Altman, come Helion Energy e Cerebras. Le note del suo diario del 2017, lette in aula, contenevano frasi che sembrano confermare alcune delle accuse di Musk, incluso il riferimento a piani per convertire l’organizzazione no-profit senza coinvolgerlo. Secondo la maggior parte degli analisti legali, tuttavia, le possibilità di vittoria di Musk rimangono scarse.
Eppure, al di là dell’esito giuridico, il processo sta portando alla luce la fragilità delle strutture di governance che presiedono alle tecnologie più potenti del pianeta. Murati, pur confermando che Altman metteva i dirigenti l’uno contro l’altro e minava il suo ruolo, ha però precisato di volerlo comunque come CEO, temendo che la sua rimozione potesse far collassare l’intera azienda. Anche Shivon Zilis, ex membro del consiglio di amministrazione di OpenAI, ha testimoniato che il board aveva “espresso estrema preoccupazione” per il lancio di ChatGPT “senza alcuna comunicazione al consiglio”.

Prima del processo contro OpenAI Musk ha tentato di ottenere un accordo stragiudiziale
La controproposta messa sul tavolo da OpenAI è stata l'abbandono…














