Il CEO dell’azienda statunitense di software Freshworks Dennis Woodside ha inviato una lettera ai dipendenti con il seguente messaggio: “Per accelerare i nostri principali motori di crescita e muoverci più velocemente nell’era dell’intelligenza artificiale, stiamo riallineando la nostra forza lavoro globale”. In sostanza circa 500 persone perderanno il lavoro.
Si tratta dell’11% dell’intera forza lavoro dell’azienda californiana, specializzata in software per la gestione del servizio clienti e del supporto tecnico. La motivazione ufficiale è chiara e, ormai, ricorrente, l’AI sta cambiando radicalmente il modo in cui si produce software. Woodside ha dichiarato a Reuters che l’AI scrive oggi oltre la metà del codice di Freshworks, una soglia che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza e che oggi giustifica, secondo il management, una ristrutturazione profonda. I risparmi ottenuti verranno reinvestiti nel settore della gestione dei servizi IT, l’area su cui l’azienda punta per crescere.
Il caso Freshworks non è un episodio isolato, ma parte di una tendenza strutturale che sta ridisegnando l’intero settore tecnologico. Solo un mese fa, Atlassian, altro colosso del software, aveva annunciato tagli analoghi, pari al 10% del personale. E le azioni di aziende come Salesforce e ServiceNow subiscono pressioni crescenti, viste come potenziali vittime dell’avanzata degli strumenti AI. I numeri globali parlano chiaro: nel 2026 ci sono già state 265 ondate di licenziamenti nel tech, con quasi 120mila persone coinvolte, una media di 958 al giorno, in netto aumento rispetto al 2025. Secondo i dati riportati da Nikkei Asia, quasi la metà di questi tagli, il 47,9%, è direttamente attribuita alla riduzione del fabbisogno di lavoratori umani grazie all’AI e all’automazione. Non tutti gli esperti, però, condividono questa lettura. Il CEO di OpenAI Sam Altman ha avvertito: “C’è un certo AI washing in cui le aziende incolpano l’AI per licenziamenti che avrebbero comunque effettuato”.
Negli Stati Uniti, nel primo trimestre del 2026, risultavano aperte 275mila posizioni legate all’AI, con un premio salariale del 56% per i profili più richiesti, mentre i lavoratori licenziati faticano a colmare il divario di competenze necessario per candidarsi. Non si tratta di una contrazione del mercato, ma di una sua trasformazione, con i ruoli ripetitivi che spariscono e quelli specializzati proliferano. “Questo rappresenta uno spostamento strutturale fondamentale, non una correzione temporanea del mercato”, ha dichiarato Anthony Tuggle, esperto di leadership e già consulente di grandi aziende tecnologiche. Per Freshworks, paradossalmente, i conti vanno bene. Nel primo trimestre i ricavi sono cresciuti del 16%, a 228,6 milioni di dollari. Non si licenzia perché si perde denaro, ma perché le macchine, almeno per certi lavori, costano meno degli esseri umani.

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