JPMorgan Chase, la più grande banca d’affari statunitense per assets, ha deciso che l’intelligenza artificiale non è più un optional per i suoi dipendenti, rendendola una competenza obbligatoria. Circa 65.000 ingegneri e tecnici della banca sono ora tenuti a integrare strumenti come ChatGPT e Claude Code nel lavoro quotidiano, per usi che vanno dalla scrittura di codice alla revisione di documenti. Parallelamente i manager tracceranno con dei sistemi interni la frequenza d’uso, classificando i lavoratori in utenti leggeri o utenti pesanti e facendo poi rientrare questi dati nelle valutazioni di performance annuali.
L’AI è al centro dell’investimento tecnologico e strategico da 18 miliardi di dollari di JPMorgan, che ha già avviato 200.000 utenti all’utilizzo della sua piattaforma interna LLM Suite entro i primi otto mesi dal lancio nel 2024. Il Chief Analytics Officer Derek Waldron ha dichiarato apertamente che l’obiettivo è formare l’intera forza lavoro globale sull’uso dell’AI, segmento per segmento.
Resta però aperta la questione di come misurare un utilizzo buono rispetto a uno semplicemente frequente dell’AI. In un settore regolamentato come quello bancario, errori e output non verificati possono avere conseguenze serie. Anche Goldman Sachs e HSBC stanno esplorando l’integrazione dei modelli linguistici nelle loro operazioni, a conferma che JPMorgan non è sola in questa corsa.

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