Jensen Huang risponde a Trump in diretta: “Non lasceremo che l’AI rallenti”

Al All-In Summit di Los Angeles, il CEO di Nvidia Jensen Huang ha ricevuto in diretta una telefonata di Trump e ha promesso al presidente che non ci sarà alcun rallentamento nello sviluppo dell'AI. La scena apre una frattura netta con Dario Amodei, Sam Altman ed Elon Musk, che nei giorni precedenti avevano chiesto più cautela.

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Jensen Huang risponde a Trump in diretta: “Non lasceremo che l’AI rallenti”

Jensen Huang stava rispondendo alle domande degli host del podcast All-In sul palco di Los Angeles quando il telefono ha squillato. Era Donald Trump. Huang ha messo il presidente in viva voce davanti al pubblico e la risposta è stata immediata: “Non lasceremo che questo accada”, riferendosi alle richieste di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La platea ha applaudito.

La scena è avvenuta il 14 settembre 2026, al All-In Summit, l’evento annuale organizzato dagli host del popolare podcast tech americano. Huang stava discutendo con Chamath Palihapitiya, Jason Calacanis e i consiglieri della Casa Bianca David Sacks e David Friedberg — tutti e quattro presenti sul palco — proprio dell’appello lanciato da Dario Amodei di Anthropic pochi giorni prima. Il 12 settembre, il CEO di Anthropic aveva pubblicato un saggio di tremila e ottocento parole in cui chiedeva all’industria di ridurre il ritmo con cui si migliorano le capacità dei modelli frontier. Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk di SpaceX avevano pubblicamente detto di essere d’accordo con Amodei. Huang no.

Trump, dal canto suo, non ha lasciato spazio a interpretazioni. “Stanno facendo il gioco di chi non vuole che questo accada”, ha detto in riferimento a chi chiede prudenza, citando attori politici e la Cina. Ha definito i timori sull’AI un “hoax”, una bufala. Sul proprio profilo Truth Social ha poi aggiunto che il solo “guardrail” di cui l’AI ha bisogno è un presidente forte. La posizione di Huang si è allineata in modo esplicito a quella della Casa Bianca: Nvidia, il principale fornitore di chip per l’addestramento dei modelli, non intende frenare.

La frattura è significativa perché Amodei, Altman e Musk non sono critici esterni: sono i CEO delle aziende che costruiscono i sistemi più avanzati al mondo. Il fatto che tre dei protagonisti più influenti del settore abbiano chiesto più cautela — pur avendo interesse commerciale diretto nella corsa — ha dato peso politico alla discussione. Il governo cinese ha risposto definendo i loro appelli “fear-mongering”. Huang, invece, aveva già detto in precedenza che il cosiddetto AI doomerismo manca di basi scientifiche e che nuove leggi sulla sicurezza non sono necessarie.

I mercati hanno reagito negativamente. Le azioni Nvidia sono scese del 3,4% nella stessa giornata del 14 settembre, con gli investitori che hanno pesato l’ipotesi di un rallentamento nella spesa per infrastrutture AI. È un segnale che il dibattito non è solo filosofico: tocca direttamente i piani di investimento dei grandi hyperscaler e la domanda di GPU. Se anche solo una parte delle aziende rallentasse gli acquisti, l’effetto sui conti di Nvidia sarebbe concreto.

Il duello tra le due posizioni — sviluppo senza freni contro una pausa controllata — definirà probabilmente il dibattito regolatorio americano nei prossimi mesi. Con Trump apertamente schierato contro qualsiasi limite e Huang che ne amplifica il messaggio dal palco del summit più ascoltato della Silicon Valley, le probabilità che Washington imponga vincoli significativi si riducono. Amodei, Altman e Musk si trovano nella posizione paradossale di chiedere regole che potrebbero rallentare le proprie stesse aziende, mentre il presidente e il fornitore di chip su cui l’intero settore si appoggia spingono in direzione opposta.


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