Al vertice dei Brics a Nuova Delhi, il presidente cinese Xi Jinping ha presentato una proposta che potrebbe ridefinire il futuro dell’innovazione tecnologica globale. Durante il summit, Xi ha annunciato la creazione di una “zona di intelligenza artificiale open source” guidata dalla Cina, un’iniziativa pensata per promuovere un approccio “aperto e inclusivo” all’AI, in contrasto con i modelli chiusi e proprietari promossi da altri attori internazionali, come gli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato è quello di democratizzare l’accesso alla tecnologia, favorendo la cooperazione tra gli undici paesi membri del gruppo – tra cui Brasile, Russia, India, Sudafrica e nuovi ingressi come Egitto, Etiopia, Iran e Arabia Saudita – e riducendo così il divario digitale tra Nord e Sud del mondo.
La proposta, secondo quanto riportato da diverse testate internazionali, si inserisce in un contesto di crescente competizione geopolitica per la supremazia tecnologica. Xi ha sottolineato la necessità di un quadro di governance globale dell’AI basato sul consenso, in cui i paesi del Sud Globale abbiano un ruolo centrale nella definizione delle regole. “La Cina guiderà la creazione di una comunità Brics incentrata sull’AI open source, sostenendo la cooperazione nello sviluppo di questa tecnologia”, ha dichiarato il leader cinese, ribadendo l’impegno di Pechino a superare le barriere economiche e tecnologiche che spesso limitano l’accesso ai benefici dell’AI nei paesi in via di sviluppo.
Tuttavia, non mancano le critiche. Alcuni osservatori, come Maria Repnikova, docente di comunicazione globale alla Georgia State University, mettono in guardia sui rischi di una frammentazione del mercato tecnologico. “Se i Brics dovessero sviluppare un proprio ecosistema di AI, rischiamo di assistere a una divisione in blocchi contrapposti, simile a quanto sta accadendo con le reti 5G o i semiconduttori”, ha spiegato Repnikova. “Questo potrebbe limitare la collaborazione internazionale e rallentare il progresso scientifico”. Altri, invece, vedono nella proposta cinese un’opportunità per ridurre la dipendenza dai colossi tecnologici statunitensi, come Google, Microsoft e Meta, che attualmente dominano il settore dell’AI proprietaria.
La reazione degli altri paesi Brics è stata finora positiva, ma con sfumature diverse. L’India, ad esempio, ha accolto con favore l’iniziativa, ma ha sottolineato la necessità di garantire che la collaborazione non diventi un’esclusiva cinese.
Quello che è certo è che la proposta di Xi Jinping segna un punto di svolta nella corsa globale all’AI. Se da un lato Pechino punta a consolidare la sua leadership tecnologica, dall’altro i Brics si trovano di fronte a una scelta: accogliere questa sfida come opportunità di crescita collettiva o rischiare di alimentare nuove divisioni. In un mondo sempre più polarizzato, l’AI open source potrebbe diventare non solo una questione di innovazione, ma anche di equilibrio geopolitico. E mentre i leader dei Brics si preparano a discutere i dettagli operativi nei prossimi mesi, una cosa è chiara: il futuro dell’AI non sarà più solo una questione di algoritmi, ma anche di alleanze.

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