Il timore di un AI takeover: opinioni e prospettive future

Paolo Marinoni 3 Giugno 2022

7 minuti

Dalla letteratura al cinema, per poi sconfinare nella realtà. Il timore di un AI takeover è condiviso da diversi rappresentanti del mondo della tecnologia. Potrà realmente verificarsi?

Con lo sviluppo della tecnologia e le recenti evoluzioni in termini di AI, la paura che l’intelligenza artificiale possa prendere il sopravvento sugli esseri umani non appartiene più solo ai libri o ai film di fantascienza. Diversi studiosi ed esponenti del mondo della tecnologia hanno infatti espresso diversi dubbi sul futuro dell’AI e hanno avvertito della possibilità di ciò che viene definito ‘AI takeover’.

Se alcuni personaggi pubblici hanno lanciato l’allerta, altri hanno invece sfatato il mito di un prossimo futuro dominato dall’intelligenza artificiale e che vedrebbe l’uomo soggiogato al potere della tecnologia.

La teoria dell’AI takeover e la superintelligenza artificiale

Per AI takeover si intende quella teoria secondo cui l’intelligenza artificiale potrebbe un giorno superare quella umana, divenendo di fatto incontrollabile. L’AI, in uno stato di superiorità, potrebbe dunque – secondo questa prospettiva – conquistare il mondo e prendere il controllo di tutto, sottoponendo gli esseri umani al suo volere o eliminandoli qualora d’intralcio ai suoi obiettivi.

La teoria della strong AI (intelligenza artificiale forte), in parte superata e affiancata da quella della superintelligenza artificiale, porta i suoi sostenitori a ritenere che il momento in cui l’AI supererà l’intelligenza umana – la cosiddetta singolarità – possa non essere poi così lontano. Secondo alcuni studiosi, invece, la ribellione delle macchine non sarebbe proprio dietro l’angolo. Inoltre, mentre una superintelligenza artificiale generale potrebbe non essere controllabile – in quanto è impossibile prevedere con certezza, sulla base dei dati a disposizione, quali output e comportamenti un simile sistema potrebbe produrre – non è improbabile che un’AI superintelligente ristretta (superintelligent narrow AI), limitata a compiti specifici, lo possa essere.

L’AI takeover, dalla finzione alle reali preoccupazioni della comunità scientifica e tecnologica

Il tema ha affascinato negli anni autori di fantascienza e numerose case di produzione cinematografica, portando alla diffusione del genere fantascientifico e all’influenza dell’opinione pubblica in merito al fenomeno. Il fascino di un futuro governato dai robot perde il suo appeal, però, una volta che questo sconfina nel mondo reale. È quanto accaduto negli ultimi decenni a causa dell’evoluzione sempre più rapida e impressionante dell’intelligenza artificiale e delle sue sempre più ampie potenzialità applicative.

Diversi studiosi ed esponenti della comunità scientifica e tecnologica hanno espresso le loro opinioni in merito al futuro dell’AI. Alcuni, come Stephen Hawking, sono stati una voce importante nel dibattito sui pro e i contro dell’intelligenza artificiale e sul suo rapporto con l’umanità. Hawking, in particolare, ha espresso timori sull’impatto che l’AI potrebbe avere sul mondo, definendola una tecnologia “a uso duale”, cioè in grado di essere un’influenza molto positiva o estremamente negativa. Ciò dipende, in sostanza, da chi la controlla e – a lungo termine – proprio dal fatto che sia o meno controllabile. Il defunto cosmologo e astrofisico arrivò persino a sostenere – riferendosi a un’eventuale superintelligenza artificiale autonoma, potenzialmente capace di auto-replicarsi e modificarsi e che potrebbe però non vedere mai la luce – che l’AI avrebbe potuto in futuro rappresentare la fine degli esseri umani. È interessante pensare che sia stata proprio una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale a permettere all’intellettuale britannico, afflitto da una malattia neurodegenerativa, di esprimere i propri dubbi su di essa.

Come Hawking, anche Bill Gates ritiene che l’intelligenza artificiale sia da considerarsi (non diversamente dal nucleare e nonostante le sue attuali limitazioni) tanto una possibile alleata quanto una potenziale nemica dell’umanità. Questa ambivalenza è dovuta alle intenzioni degli esseri umani che la sviluppano e se ne avvalgono. Si pensi, da una parte, alle evoluzioni in ambito medico, che contribuiscono a salvare molte vite umane, e, dall’altra parte, al caso delle armi autonome e dei killer robot, che invece rappresentano un’importante minaccia.

Anche Elon Musk ha mostrato negli anni una certa prevenzione nei confronti dell’intelligenza artificiale, sostenendo addirittura che questa potrebbe essere ancora più pericolosa delle armi nucleari. Il businessman aveva infatti dichiarato:

“Deve essere un ente pubblico che abbia insight e supervisione a confermare che tutti stanno sviluppando l’AI in sicurezza. Questo è estremamente importante. Penso che il pericolo dell’AI sia molto più grande del pericolo delle testate nucleari e nessuno suggerirebbe di consentire a chiunque di costruire testate nucleari se lo desidera. Sarebbe da pazzi.

Ricordate le mie parole, l’intelligenza artificiale è molto più pericolosa delle armi nucleari. Molto di più. Allora perché non abbiamo un controllo normativo? Questo è folle”.

Musk, che ha messo in guardia le persone sui pericoli dei robot intelligenti, è però lo stesso che ha annunciato lo sviluppo di un robot umanoide di Tesla, che potrebbe nei prossimi anni sostituire l’uomo nei lavori manuali più ripetitivi e meccanici, sul posto di lavoro così come – potenzialmente – anche in ambito domestico.

Le rassicurazioni (per ora) degli esperti e la necessità di trovare il giusto equilibrio

Gli studiosi e numerosi esperti del settore hanno in parte rassicurato gli animi, avvalendosi anche di una visione quantistica del mondo, caratterizzata dalla percezione di un universo casuale. La sua stessa natura, infatti, negherebbe le necessarie possibilità predittive di cui l’AI avrebbe bisogno per sviluppare ulteriormente la sua intelligenza, superando così quella umana.

In concreto, inoltre, i principali progressi dell’AI sono stati raggiunti finora attraverso l’AI ristretta (narrow AI), in grado di eseguire compiti specifici e limitati (si pensi alle applicazioni in ambito matematico e alla potenza dei calcolatori rispetto alla capacità di calcolo umana). Non c’è molto che spinga a credere, invece, che un’intelligenza artificiale più generale possa superare l’intelligenza dell’uomo e mettere a rischio gli esseri umani nel prossimo futuro.

Non potendo però escludere del tutto che ciò possa avvenire, data la limitata conoscenza delle reali potenzialità dell’AI, è necessario garantire che, a breve e medio termine, l’intelligenza artificiale venga utilizzata responsabilmente e che, a lungo termine, l’AI possa essere controllata, indipendentemente dal suo grado di sviluppo.

Trovare un equilibrio tra esseri umani e macchine intelligenti è dunque fondamentale, in ambito lavorativo – tra l’automazione e la creazione di nuovi posti di lavoro – così come in tutti gli altri settori. Si tratta quindi di uno sforzo necessario a garantire che la tecnologia funga da supporto agli esseri umani e che non si trasformi in una potenziale minaccia alla nostra stessa esistenza.


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