Il governo britannico ha deciso di intervenire con forza per evitare che una generazione di giovani finisca vittima della rivoluzione tecnologica in atto. Il premier Andy Burnham ha annunciato un piano ambizioso per creare 300.000 opportunità lavorative destinate ai giovani, tra tirocini, stage e programmi formativi brevi, finanziati direttamente dallo Stato. L’obiettivo è evitare che l’ascesa dell’intelligenza artificiale lasci indietro chi sta entrando oggi nel mondo del lavoro, con il rischio concreto di una “generazione perduta”.
La mossa arriva in un momento in cui il mercato occupazionale britannico sta vivendo una fase di forte trasformazione. Secondo i dati ufficiali, il tasso di disoccupazione tra i 16 e i 24 anni ha raggiunto il 16,1% nell’ultimo trimestre del 2025, in netto aumento rispetto al 13,8% di appena un anno prima. Un segnale preoccupante, soprattutto se si considera che l’AI sta già modificando radicalmente la domanda di competenze, rendendo obsolete alcune professioni tradizionali e creando nuove figure professionali che, però, richiedono spesso competenze tecniche avanzate.
Burnham ha sottolineato come il suo governo voglia riorientare l’istruzione e la formazione verso mestieri dove il fattore umano rimane insostituibile. Tra le nuove opportunità ci saranno anche corsi di aggiornamento rapidi per chi già percepisce sussidi di disoccupazione, con l’obiettivo di reinserire nel mercato del lavoro almeno 150.000 persone entro la fine del 2026.
Ma perché questa scelta ora? L’AI sta entrando nelle aziende a un ritmo senza precedenti, automatizzando processi che un tempo richiedevano manodopera umana. Secondo una ricerca pubblicata da Reuters a dicembre 2025, molti giovani britannici stanno già orientando le proprie scelte formative verso mestieri “manuali” o tecnici, come l’elettronica, la carpenteria o la programmazione, proprio per sfuggire alla concorrenza delle macchine. Il 62% degli studenti intervistati in un sondaggio della University of Manchester ha dichiarato di preferire percorsi di studio che garantiscano una maggiore sicurezza occupazionale, anche a discapito di carriere più tradizionali come giurisprudenza o economia.
Tuttavia, non tutti sono convinti che bastino misure di questo tipo. L’economista britannico John Philpott, direttore del JobandSkillResearchUnit, ha commentato con prudenza il piano governativo: “Creare 300.000 posti è un buon inizio, ma il vero problema è la qualità di questi impieghi. Se si tratta solo di lavori temporanei o a basso salario, il rischio è quello di non risolvere il problema strutturale dell’occupazione giovanile”.
Il governo, intanto, sembra voler andare oltre. Oltre ai tirocini, verranno istituiti dei “bootcamp” tecnologici in collaborazione con alcune delle più grandi aziende del Paese, tra cui DeepMind e Microsoft UK. Questi corsi, della durata di poche settimane, mirano a formare i giovani sulle competenze più richieste dal mercato, come la gestione dei dati, la cybersecurity e lo sviluppo di software. L’obiettivo è riqualificare almeno 50.000 persone entro il 2027.
Ma c’è anche chi guarda con preoccupazione a questa accelerazione. Sarah O’Connor, editorialista del Financial Times, ha scritto recentemente che “il Regno Unito rischia di creare una classe di lavoratori precari, formati in fretta per riempire posti che l’AI potrebbe rendere obsoleti nel giro di pochi anni”. Secondo O’Connor, il vero investimento dovrebbe essere sulle scuole e sulle università, per preparare gli studenti a un futuro in cui le competenze tecnologiche saranno indispensabili, ma senza trascurare quelle trasversali, come la creatività e la capacità di risolvere problemi complessi.
Intanto, a Bruxelles, la Commissione Europea osserva con attenzione quanto sta accadendo oltremanica. La presidente Ursula von der Leyen ha più volte sottolineato come l’Europa debba affrontare la sfida dell’AI con politiche coordinate, evitando di lasciare indietro i giovani. “Non possiamo permetterci di avere una generazione che si sente esclusa dal proprio futuro”, ha dichiarato durante un recente discorso a Strasburgo.
Nel frattempo, a Londra, i primi bandi per i tirocini governativi sono già stati aperti. I giovani tra i 18 e i 25 anni possono candidarsi per posizioni in settori come l’edilizia, la logistica, la sanità e la tecnologia. Le domande dovranno essere presentate entro il 30 settembre 2026, ma già si prevede una forte partecipazione.
Cosa succederà nei prossimi mesi sarà cruciale per capire se il Regno Unito sia riuscito a trovare la ricetta giusta per conciliare innovazione e occupazione. Una cosa è certa: il mondo del lavoro non sarà più lo stesso, e chi oggi ha meno di 30 anni dovrà adattarsi più in fretta che mai.

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