Il piano infrastrutturale della Germania: raddoppiare i data center entro il 2030

Berlino vuole diventare leader europea dell'AI con investimenti stimati in oltre 60 miliardi di euro
Il piano infrastrutturale della Germania: raddoppiare i data center entro il 2030

La Germania ha presentato una sfida ambiziosa in ambito di infrastrutture tecnologiche condividendo pubblicamente il suo intento di raddoppiare la capacità dei propri data center dedicati all’intelligenza artificiale entro il 2030, con investimenti stimati in oltre 60 miliardi di euro. Il piano, sostenuto da giganti come Google, che solo tra il 2026 e il 2029 investirà 5,5 miliardi di euro in Germania, mira a posizionare il paese come un leader europeo nel settore, generando il 10% del PIL nazionale dall’AI. Secondo l’OCSE, l’adozione accelerata dell’AI potrebbe aumentare la produttività tedesca dello 0,9% all’anno fino al 2030, con ricadute positive su sanità, industria e transizione ecologica.

Secondo le stime, il 60-70% degli investimenti in grandi data center finisce in semiconduttori, spesso importati, mentre solo il 10-20% di questi genera un reale valore locale. Inoltre, il consumo energetico dei data center è destinato a esplodere, con previsioni di aumento di 11 volte entro il 2030 e un impatto ambientale che rischia di vanificare gli obiettivi climatici. “La Germania deve costruire la spina dorsale delle ambizioni AI europee”, ha dichiarato Michel Boutouil, CEO di Polarise, ma il rischio è che la domanda superi la capacità delle reti elettriche e delle catene di approvvigionamento.

Nel contesto della competizione europea l’Italia, pur con una posizione vantaggiosa e progetti per triplicare la sua capacità entro il 2030, fatica a tenere il passo a causa dei costi energetici più alti del continente. “La vera sfida non è solo tecnologica, ma anche energetica e sociale”, spiega un esperto di Kearney, una delle principali società internazionali di consulenza strategica e gestionale. Senza una pianificazione coordinata, la corsa ai data center potrebbe trasformarsi in una bolla tecnologica, con ricadute imprevedibili su occupazione, sostenibilità e competitività.

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