Il governo italiano ha accelerato l’iter per l’approvazione del decreto sul riconoscimento facciale, che introduce l’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi di videosorveglianza delle forze dell’ordine. Il provvedimento consente di conservare per sette giorni i dati biometrici delle persone che transitano in aree considerate sensibili, come piazze, stadi o strade dove si svolgono manifestazioni. Se in quel lasso di tempo viene commesso un reato, i dati diventano materiale d’indagine; altrimenti, verranno cancellati.
Il Pd e il M5s hanno duramente criticato il decreto, definendolo un passo verso uno Stato di polizia. Secondo i senatori Filippo Sensi (Pd) e Pietro Lorefice (M5s), la raccolta preventiva dei dati biometrici rappresenta una deriva pericolosa e un attacco alle libertà costituzionali. Anche +Europa e Alleanza Verdi-Sinistra hanno espresso preoccupazione, sottolineando il rischio di una profilazione di massa dei cittadini. Riccardo Magi di +Europa ha ironizzato: «Da Fratelli d’Italia a Grande Fratello d’Italia è un attimo». Sul caso è intervenuta anche l’Unione Europea, che ha ricordato attraverso un portavoce della Commissione che “riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull’AI (AI Act)“.
Il Garante per la protezione dei dati personali, pur giudicando il decreto coerente con l’AI Act, ha chiesto di rafforzare le tutele sulla supervisione umana e sulla gestione delle banche dati biometriche. Giuseppe Busia, presidente del Garante, ha sottolineato che «il riconoscimento facciale è una tecnologia ad alto impatto sulla privacy e servono regole chiare, non soluzioni affrettate». Il Garante ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere pareri da esperti e cittadini, evidenziando che il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici non è in linea con le norme europee, che limitano il riconoscimento facciale a indagini mirate e successive a un reato.
La maggioranza difende il decreto come rispettoso dell’AI Act e delle garanzie costituzionali. Luca Ciriani, sottosegretario agli Interni, ha dichiarato che «la tecnologia del riconoscimento facciale, se ben regolamentata, può essere uno strumento efficace contro il crimine organizzato e il terrorismo». Il governo assicura che l’uso dei sistemi di AI avverrà nel rispetto dei principi di proporzionalità, sorveglianza umana e trasparenza.
Se il decreto verrà approvato, le forze di polizia potranno utilizzare il riconoscimento facciale solo in casi specifici, come indagini su reati gravi, ricerca di persone scomparse o prevenzione di attacchi terroristici. Sarà obbligatoria una motivazione scritta per ogni richiesta di accesso ai sistemi, con una revisione periodica da parte di un’autorità indipendente.
Il dibattito rimane acceso: da una parte c’è la necessità di aggiornare le norme per affrontare le sfide della sicurezza in un mondo sempre più digitalizzato, dall’altra il timore che la fretta nell’approvazione del decreto possa comprimere i diritti dei cittadini.

DENTRO L'ALGORITMO - La politica entra a gamba tesa nell'intelligenza artificiale
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