Secondo un’inchiesta pubblicata da Axios, molte imprese che hanno deciso di adottare internamente l’intelligenza artificiale stanno iniziando a ridurre la dipendenza dai sistemi AI più costosi, preferendo soluzioni più economiche e specializzate. Una svolta che potrebbe mettere pressione alle valutazioni record raggiunte dai colossi del settore come OpenAI, Anthropic e Google.
Il motivo è che i costi stanno crescendo più rapidamente dei benefici economici immediati. L’utilizzo continuativo dei grandi modelli linguistici richiede enormi quantità di potenza computazionale, server e GPU dedicate, con bollette IT che in alcuni casi stanno esplodendo. “Ci sono molti compiti per cui non serve Claude Opus”, ha spiegato ad Axios Matan Grinberg, CEO della startup Factory, che sviluppa software capaci di scegliere automaticamente il modello AI più conveniente per ogni attività. Sempre più aziende adottano infatti una strategia cosiddetta di “good enough”, che consiste nell’usare i modelli premium solo per operazioni complesse, mentre attività più semplici, come riassunti, assistenza clienti o classificazione documenti, vengono affidate a sistemi più piccoli e meno costosi.
La questione non riguarda soltanto i costi, ma anche il rischio di dipendenza dai grandi fornitori. Molti dirigenti temono di restare eccessivamente ancorati in un unico ecosistema AI, subendo in futuro aumenti di prezzo o limitazioni tecnologiche. Non a caso cresce l’interesse verso modelli open source e architetture multi-provider. Il fenomeno arriva in un momento delicato, in cui proprio questa settimana Anthropic ha raggiunto una valutazione di 965 miliardi di dollari, superando OpenAI, mentre gli investitori continuano a finanziare massicciamente il settore. Tuttavia iniziano ad emergere i primi segnali di stanchezza. Secondo un recente sondaggio riportato da Axios e The Conference Board, il 60% dei CEO statunitensi considera oggi l’AI uno dei principali rischi per il proprio business, davanti persino alle tensioni geopolitiche e ai rischi finanziari.
La sensazione è che l’industria AI stia entrando in una nuova fase non più basata soltanto su una gara a costruire il modello più potente del mondo, ma la ricerca di un equilibrio tra prestazioni, sostenibilità economica e ritorno sugli investimenti. Una trasformazione che potrebbe cambiare radicalmente il mercato nei prossimi anni.

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