Gemini Spark non è un chatbot. È un agente che lavora per te mentre fai altro: legge le email, controlla il calendario, scarica file da Google Drive, pianifica attività e può persino acquistare qualcosa online, nei limiti che tu stesso stabilisci. Google lo ha presentato come l’annuncio centrale del Google I/O 2026, la conferenza annuale per sviluppatori che quest’anno ha messo l’intelligenza artificiale al centro di quasi ogni prodotto dell’azienda.
A differenza degli assistenti tradizionali, Spark gira su macchine virtuali di Google Cloud e non richiede che il tuo telefono o il computer siano accesi: opera in continuazione, in sottofondo. È alimentato da Gemini 3.5, l’ultima versione del modello di punta di Google, abbinato a una piattaforma interna chiamata Antigravity che permette di gestire compiti articolati su più passaggi. L’agente si integra con Search, Gmail, Calendar, Drive e Chrome, e nel corso dell’estate arriverà anche sull’app desktop. Nelle settimane successive all’annuncio, Google prevede di estendere le connessioni a servizi di terze parti come Canva, OpenTable e Instacart. Sul fronte dei pagamenti, l’azienda ha introdotto un protocollo specifico che limita cosa Spark può spendere e con quali esercenti, senza richiedere approvazione per ogni singola azione. Per decisioni ad alto rischio — come inviare un’email o completare un acquisto — l’agente chiede comunque il via libera all’utente.
Accanto a Spark, Google ha presentato Gemini 3.5 Flash, un modello più veloce ed economico rispetto ai predecessori, capace di reggere il confronto con modelli “di punta” su benchmark tecnici complessi, a una velocità quattro volte superiore. È disponibile da subito tramite le API per sviluppatori. L’azienda ha anche lanciato Gemini Omni, un modello multimodale che lavora contemporaneamente con testo, immagini, audio e video. Sul fronte della ricerca, Google ha introdotto agenti informativi personalizzati all’interno di Search: sistemi che lavorano in background per trovare informazioni rilevanti nel momento giusto, senza che l’utente debba fare una ricerca esplicita. Anche YouTube ha ricevuto aggiornamenti: una funzione permette di trovare momenti precisi dentro i video usando domande in linguaggio naturale. Il tutto si inserisce in un piano di investimenti da capogiro: Sundar Pichai ha confermato che la spesa in infrastrutture per il 2026 è attesa tra 180 e 190 miliardi di dollari, circa sei volte il livello del 2022.
La risposta di Wall Street è arrivata rapidamente. Morgan Stanley ha ribadito il rating “Overweight” sulle azioni di Alphabet — la società madre di Google — e l’analista Brian Nowak ha sintetizzato la propria lettura del Google I/O con la frase “agentic sparks are set to fly with GOOGL lighting the torch”. Secondo Nowak, la combinazione di scala, prezzi più bassi e distribuzione su miliardi di utenti potrebbe rendere sempre più difficile competere con Alphabet man mano che i prodotti AI entrano nella routine quotidiana. Il target medio di prezzo degli analisti sulle azioni Alphabet si attesta intorno ai 425 dollari, con una raccomandazione prevalente di acquisto da parte di 27 analisti su 32. BofA Securities ha anch’essa confermato un rating positivo con un target di 430 dollari. Il titolo ha già corso molto — oltre il 137% nell’ultimo anno — e alcune valutazioni segnalano un possibile eccesso rispetto al fair value, ma il consenso resta orientato alla fiducia.
La vera scommessa di Google con Spark è culturale oltre che tecnologica. Un agente che “impara le tue abitudini” per anticipare le necessità quotidiane richiede un livello di accesso ai dati personali che molti utenti troveranno scomodo, almeno all’inizio. Google ne è consapevole: il lancio parte da tester selezionati, poi agli abbonati al piano AI Ultra negli Stati Uniti a 100 dollari al mese, e solo successivamente si allargherà. Se l’adozione di massa arriverà, Alphabet avrà costruito qualcosa che nessun concorrente può replicare facilmente: un agente AI integrato in un ecosistema già usato da miliardi di persone ogni giorno, con anni di dati contestuali alle spalle. Se invece gli utenti resteranno diffidenti, anche l’architettura tecnica più solida non basterà a fare la differenza.














