Gli investimenti nei data center stanno per raggiungere una soglia simbolica e storica. Secondo le stime più recenti, già entro il 2027 la spesa globale annuale supererà il trilione di dollari, raddoppiando rispetto ai circa 500 miliardi del 2024. A trainare questa crescita senza precedenti è soprattutto la domanda di infrastrutture capaci di supportare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che sta diventando il motore di una trasformazione tecnologica ed economica globale. Goldman Sachs, in una nota pubblicata a luglio 2025, ha stimato che la domanda di energia per i data center aumenterà del 50% nei prossimi due anni, con l’intelligenza artificiale che passerà dal 13% al 28% del fabbisogno energetico complessivo del settore. Un’impennata che non solo ridefinisce le priorità degli operatori, ma solleva anche nuove sfide in termini di sostenibilità e approvvigionamento energetico.
Il fenomeno non è più una previsione, ma una realtà in atto. Le grandi aziende tecnologiche, gli hyperscaler e i giganti del cloud stanno riversando miliardi in nuovi impianti, spesso localizzati in aree strategiche come l’Europa, dove l’Italia si sta affermando come uno dei hub più importanti. Secondo quanto riportato da Teleborsa a maggio 2025, il nostro Paese rappresenta ormai un punto di riferimento nel panorama europeo, grazie a investimenti che superano i 30 miliardi di euro previsti entro il 2035. Tra questi, A2A ha già stanziato 8 miliardi per progetti già autorizzati, con l’obiettivo di alimentare la crescita dei data center senza compromettere la transizione ecologica. Anche Adani, il gigante indiano, ha annunciato un piano da 100 miliardi di dollari per costruire data center “AI-ready”, con l’obiettivo di catalizzare ulteriori 150 miliardi entro il 2035 per la produzione di server e infrastrutture elettriche.
Ma dietro la corsa agli investimenti si nasconde una questione cruciale: l’energia. I data center, soprattutto quelli che lavorano con modelli avanzati di intelligenza artificiale, consumano quantità enormi di elettricità. Goldman Sachs stima che, se nel 2024 il settore assorbiva circa il 13% del fabbisogno globale di energia dei data center, nel 2027 questa quota salirà al 28%. Una crescita che rischia di mettere sotto pressione le reti elettriche locali e di aumentare le emissioni di CO₂, a meno che non si intervenga con soluzioni innovative. A2A, ad esempio, ha sottolineato come sia necessario un approccio integrato, che combini fonti rinnovabili e tecnologie per ottimizzare i consumi. “I nostri 23 miliardi di investimenti previsti al 2035, di cui 8 in Italia, saranno fondamentali per garantire una crescita sostenibile”, ha dichiarato l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, in un’intervista a novembre 2025.
Nonostante le previsioni ottimistiche, il settore deve affrontare interrogativi aperti. La domanda di energia, la sostenibilità e la capacità di innovare senza compromettere l’ambiente sono temi che richiedono risposte urgenti. Secondo Infineon, un’azienda tedesca che produce semiconduttori, le spese per i data center saliranno a 2,7 miliardi di euro nel 2026, rispetto ai 2,2 miliardi stimati inizialmente. Un segnale chiaro che il mercato è in fermento, ma anche che la pressione per trovare soluzioni efficaci non potrà che aumentare.
La corsa ai data center è ormai una realtà con cui confrontarsi. Gli investimenti supereranno il trilione di dollari già nel 2027, trainati dall’intelligenza artificiale, ma il vero banco di prova sarà la capacità di gestire questa crescita in modo sostenibile. L’Europa, e in particolare l’Italia, hanno l’opportunità di posizionarsi come leader, ma solo se sapranno bilanciare innovazione, energia e rispetto per l’ambiente.
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