Amazon prova a fare la pace con chi vive accanto ai suoi data center. La società ha annunciato che investirà oltre 1 miliardo di dollari nei prossimi cinque anni nelle comunità statunitensi che ospitano i giganteschi edifici pieni di server che addestrano e fanno girare i modelli di AI. Il programma, battezzato Built Together, si aggiunge al miliardo di dollari che l’azienda dice di aver già stanziato negli ultimi tre anni e finanzierà college gratuiti, formazione professionale, risparmi energetici per famiglie e scuole e progetti scelti direttamente dai residenti.
La mossa arriva in un clima sempre più teso. I data center assorbono quantità enormi di elettricità e acqua, e nelle comunità che li ospitano crescono le preoccupazioni per le bollette e per gli impatti sul territorio. Secondo Data Center Watch, un gruppo che monitora queste controversie, almeno 75 progetti per un valore di circa 130 miliardi di dollari sono stati bloccati o rinviati nei soli primi tre mesi dell’anno. Un sondaggio Economist/YouGov di fine agosto mostra che il 63% degli statunitensi si opporrebbe a un data center nella propria comunità. Il tema è diventato esplosivo a poche settimane dalle elezioni di medio termine del 3 novembre.
A difendere l’industria ci ha pensato il chief executive di AWS Matt Garman, in un lungo post in cui sostiene che l’opposizione è alimentata da disinformazione e bugie. «Se queste misure venissero approvate, gli Stati Uniti potrebbero scrivere da soli il proprio biglietto perdente in questa corsa, e le conseguenze durerebbero per generazioni», ha scritto, riferendosi alla competizione globale sull’AI. Garman definisce falso che i data center stiano prosciugando l’acqua delle comunità, dato che un impianto medio ne consuma meno di 13.000 galloni al giorno, e denuncia campagne di disinformazione straniera. PolitiFact ha però rilevato che l’influenza estera in questa opposizione è stata esagerata.
Sul concreto, il piano copre le spese del community college per circa 300.000 studenti in cinque anni, con più di 100 milioni di dollari destinati a fondi di dotazione, e prevede 16 nuovi centri di formazione professionale accanto agli impianti, con certificazioni gratuite nei mestieri tecnici. Amazon finanzierà inoltre interventi di efficienza energetica in oltre 300 scuole e 30.000 case, si è impegnata a non firmare più accordi di riservatezza con le agenzie governative, a pubblicare ogni anno i consumi di energia e acqua e a pagare il costo dell’elettricità che usa, così da non far salire le bollette dei vicini. Entro il 2030 l’azienda promette di restituire più acqua di quanta ne consuma, un obiettivo già raggiunto al 75%.
Critici e analisti notano però le proporzioni. Il miliardo equivale a circa 200 milioni di dollari l’anno, meno dello 0,1% delle spese in conto capitale previste per il 2026, che sfiorano i 220 miliardi e riguardano in gran parte proprio data center e chip. Il gruppo di controllo Good Jobs First aveva calcolato nel 2023 che cinque data center Amazon in Oregon avrebbero ricevuto circa 1 miliardo di dollari di sgravi fiscali in quindici anni. I dati governativi riportati da CNBC mostrano inoltre che ad agosto 2025 le bollette elettriche residenziali erano salite del 13% in Virginia e del 16% in Illinois, contro il 6% della media nazionale. A differenza di Microsoft, che a gennaio ha promesso di rinunciare agli sgravi fiscali locali, Amazon non si è impegnata allo stesso modo.
Il quadro resta imponente. Tra il 2011 e il 2025 Amazon ha investito 276 miliardi di dollari nei suoi data center, con grandi cantieri in Indiana, Louisiana, North Carolina, Virginia e Mississippi, e le sue emissioni di carbonio sono cresciute del 16% nell’ultimo anno. La chief sustainability officer Kara Hurst ha comunque confermato l’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2040. La scommessa di Seattle è che senza il consenso delle comunità la corsa alla AI rischia di rallentare, e che un miliardo speso in fiducia possa valere più di qualsiasi moratorio firmato troppo in fretta.

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