Chuan Geng e Shiwei Yang. Sono questi i nomi dei due cittadini cinesi arrestati il 2 agosto in California per presunto contrabbando di chip AI verso la Cina. Secondo quanto comunicato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, entrambi sono accusati di aver violato l’Export Control Reform Act, una legge federale del 2018 che regola il controllo delle esportazioni di tecnologie, beni e servizi che possono avere impatti sulla sicurezza nazionale o sulla competitività economica del Paese.
Secondo l’accusa, i due cinesi, che rischiano ora fino a 20 anni di carcere, fra ottobre 2022 e luglio 2025 hanno sfruttato il ruolo della propria società statunitense ALX Solutions per esportare “tecnologie sensibili” ad alte prestazioni (tra cui GPU Nvidia H100 e RTX 4090) in Cina via Malesia e Singapore, superando i controlli del Dipartimento del commercio per un valore di decine di milioni di dollari. Le spedizioni erano accompagnate da documenti falsi che le presentavano come conformi alle normative e i pagamenti arrivavano direttamente da società con sede in Cina. Dopo essersi consegnato spontaneamente alle autorità, Geng ha ottenuto il rilascio su cauzione da 250.000 dollari, mentre l’udienza di Yang, ancora in stato di detenzione, è fissata per il 12 agosto.
Il caso ha una rilevanza strategica e geopolitica fondamentale poiché si inserisce a pieno titolo all’interno dello scontro tecnologico ed economico che caratterizza il rapporto fra le due principali potenze militari del mondo, Stati Uniti e Cina. Da tempo si parlava infatti del timore, diffuso negli ambienti degli apparati della sicurezza statunitense, circa il rischio che i chip prodotti negli Usa venissero contrabbandati in Cina eludendo i controlli nonostante l’attitudine politica dell’amministrazione Trump, a differenza di quella di Biden, si stesse già confermando più incline ad un’apertura commerciale verso la Cina.
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