Meta, Microsoft, Google e Amazon hanno pianificato una spesa combinata di quasi 700 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel 2026, il 77% in più rispetto ai 410 miliardi del 2025. I cantieri si moltiplicano in tutto il territorio americano. E trovare chi li costruisca è diventato il problema principale.
La corsa alle infrastrutture non dà segnali di rallentamento. Solo nel 2025, la spesa per la costruzione di data center negli Stati Uniti ha raggiunto 77,7 miliardi di dollari, con un aumento del 190% rispetto all’anno precedente. Nel primo semestre del 2026, erano già previsti oltre 88 miliardi in nuovi cantieri. Amazon guida con circa 200 miliardi di capex complessivi, seguita da Alphabet con 175-185 miliardi, Microsoft con circa 190 miliardi e Meta con 115-135 miliardi. Gli analisti proiettano una spesa aggregata superiore al trilione di dollari nel 2027. Una parte significativa di questi capitali non finisce in chip o software: va in cemento, acciaio, impianti elettrici e sistemi di raffreddamento.
Ogni grande cantiere per un data center richiede tra 1.500 e 3.000 lavoratori nelle fasi di punta, con i progetti più grandi che arrivano a 4.000-5.000 unità. La costruzione di quasi 3.000 nuove strutture negli Stati Uniti potrebbe generare circa 4,7 milioni di posti di lavoro temporanei nel settore edile. Il progetto Stargate — la joint venture da 500 miliardi di dollari tra OpenAI, SoftBank e Oracle — da solo promette più di 100.000 nuovi posti negli Stati Uniti. Il campus ad Abilene, Texas, copre circa quattro milioni di piedi quadrati e richiede 1,2 gigawatt di potenza installata. I salari seguono la domanda: gli elettricisti specializzati e i responsabili di progetto possono superare i 150.000 dollari annui, e la scarsità di tecnici HVAC ha fatto crescere i salari pubblicizzati del 10-15% negli ultimi quattro anni.
Il problema è strutturale. Circa due terzi degli operatori di data center faticano a trovare lavoratori qualificati. Il 45% dei professionisti del settore ha oltre vent’anni di esperienza e si avvicina alla pensione, mentre i programmi di apprendistato non crescono abbastanza in fretta. Gli elettricisti sono la figura più critica: su ogni cantiere, la disponibilità di elettricisti è quella che determina i tempi dell’intero progetto. I data center AI richiedono densità di potenza tra i 50 e i 100 megawatt per struttura, contro i 5-10 MW tradizionali, il che rende ancora più specializzato il lavoro richiesto. A questo si aggiunge la concorrenza diretta con altri settori — costruzione di fabbriche di chip, infrastrutture per la rete elettrica, energia rinnovabile — che attingono allo stesso bacino di lavoratori. Le restrizioni all’immigrazione hanno inoltre ridotto un canale storicamente importante per il reclutamento nel settore edile.
Le promesse di occupazione permanente, però, vanno ridimensionate. I dati raccontano una storia diversa rispetto alla narrativa ufficiale. Il campus di Meta in Louisiana, con un investimento superiore ai 10 miliardi di dollari, supporterà circa 300 posti di lavoro permanenti una volta operativo: uno ogni 33 milioni investiti. Amazon ha annunciato 35 miliardi di dollari in Virginia entro il 2040 per almeno 1.000 posti totali. Le strutture più automatizzate operano con 25-40 addetti ogni 100 megawatt. La ricerca della Brookings Institution su circa 770 data center americani indica che i contee che accolgono un primo grande impianto vedono crescere l’occupazione totale del 4-5% nell’arco di sei anni, con un balzo dell’11% nel settore edile e del 22% nell’information sector — ma solo dove si concentrano più strutture nella stessa area.
Il vero collo di bottiglia non è il denaro. È il tempo necessario a formare chi costruisce queste strutture. Se la domanda continua ad accelerare e l’offerta di lavoro qualificato resta ferma, i ritardi di cantiere diventeranno la variabile che ridisegna le tempistiche dell’intera infrastruttura AI globale. Non i chip, non i permessi edilizi: gli elettricisti.














