Anzenna ha lanciato AI Access Control, una nuova funzionalità della sua piattaforma di gestione del rischio interno che consente ai team di sicurezza di decidere con precisione chi può accedere a quali strumenti di intelligenza artificiale, attraverso quale identità e con quali livelli di privilegio. L’annuncio arriva in un momento in cui il fenomeno dello shadow AI — l’uso aziendale di strumenti AI non approvati — è diventato uno dei principali vettori di esposizione dei dati sensibili nelle organizzazioni.
La nuova funzionalità opera secondo tre modalità di controllo. La prima blocca l’accesso agli strumenti AI non sanzionati, impedendo agli utenti di raggiungere applicazioni al di fuori degli ambienti approvati dall’IT. La seconda reindirizza automaticamente l’utente da uno strumento non consentito verso un’alternativa approvata, preservando la produttività senza abbassare la guardia. La terza applica regole granulari basate sull’identità: gli strumenti AI restano accessibili solo tramite account aziendali verificati, mentre i login da account personali possono essere bloccati. In questo modo, i dati sensibili rimangono legati a utenti gestiti e responsabili. Il sistema si integra con i provider di identità e le applicazioni SaaS in modalità agentless, senza richiedere installazioni complesse.
Il contesto in cui si inserisce questo lancio è tutt’altro che teorico. Secondo IBM, una organizzazione su cinque ha già subito una violazione direttamente collegata all’uso di AI non sanzionata, con un costo medio aggiuntivo di 670.000 dollari per breach. Tra queste aziende colpite, il 97% non disponeva di controlli adeguati sull’accesso agli strumenti AI. I dati di Palo Alto Networks mostrano che il traffico legato all’AI generativa è aumentato di oltre l’890% nel 2024. Gartner prevede che entro il 2030 più del 40% delle imprese subirà incidenti di sicurezza o compliance legati proprio allo shadow AI.
Il problema di fondo è strutturale. Vietare l’AI del tutto non funziona: la ricerca mostra che quasi la metà dei dipendenti continuerebbe a usare account personali anche dopo un divieto esplicito. Dall’altro lato, consentire l’accesso senza controlli significa che i dati aziendali fluiscono verso strumenti che l’IT non ha mai esaminato. Anzenna si posiziona esattamente in questo spazio, puntando su un approccio basato sull’identità anziché su liste statiche di applicazioni permesse o negate. Come spiegato dalla stessa azienda, una lista aggiornata manualmente non può reggere il passo con il mercato: ogni settimana vengono rilasciati nuovi assistenti AI, ciascuno con propri scope OAuth e potenziale accesso ai dati aziendali.
Anzenna opera già su oltre 130 integrazioni enterprise e ha dichiarato di aver ridotto del 40% i tempi di risoluzione delle minacce nei deployment attivi presso i propri clienti. La nuova funzionalità si aggiunge a capacità già presenti nella piattaforma — tra cui il rilevamento comportamentale, la data loss prevention specifica per AI e agenti autonomi di indagine — che nel marzo 2026 avevano ricevuto un ulteriore aggiornamento con l’introduzione degli Investigation Agent, in grado di condurre indagini end-to-end su segnali di rischio interno in pochi minuti anziché in giorni.
La sfida ora si sposta su scala. Con l’88% delle organizzazioni che già usa l’AI in almeno una funzione aziendale — secondo McKinsey — e solo il 37% che dispone di policy per rilevare o gestire lo shadow AI, il mercato degli strumenti di governance AI è destinato a crescere rapidamente. Chi arriverà tardi a dotarsi di controlli sull’identità digitale legata all’AI non si troverà a gestire un rischio futuro, ma a fare i conti con esposizioni già in corso.














