Il Congresso USA chiederà chiarimenti a Jensen Huang: è stato vittima di spionaggio cinese?

L'amministratore delegato di Nvidia è stato invitato a chiarire i propri rapporti con una donna d’affari sospettata di spionaggio a favore della Cina

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Il Congresso USA chiederà chiarimenti a Jensen Huang: è stato vittima di spionaggio cinese?

Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, è stato invitato a chiarire i propri rapporti con una donna d’affari sospettata di spionaggio a favore della Cina. Tre presidenti repubblicani della Camera hanno chiesto al manager un briefing a porte chiuse il 18 novembre. La lettera del 4 novembre è firmata da Brian Mast, John Moolenaar e Rick Crawford, presidenti delle commissioni Affari esteri, sulla Cina e Intelligence. I parlamentari citano un’inchiesta del New York Times secondo cui le autorità statunitensi sospettano che Alice Huang, ex dirigente della società di data center Megaspeed International, abbia passato informazioni a Pechino. Chiedono se siano stati esposti dati sensibili e come Nvidia si protegga dallo spionaggio.

Megaspeed, con sede a Singapore, acquista processori Nvidia e affitta a terzi la capacità di calcolo dei suoi chip. Alice Huang, o Huang Le, ne è stata una dirigente. Secondo il New York Times, le agenzie USA avrebbero concluso che la manager agisse come fonte di informazioni per il governo cinese. Megaspeed era già sospettata di aver contribuito a trasferire in Cina chip soggetti alle restrizioni Usa. Le accuse si basano su informazioni di intelligence riferite da fonti anonime e non costituiscono una condanna. Non sono stati resi noti i contenuti trasmessi né il loro valore per Pechino.

Il punto più delicato riguarda la presunta vicinanza tra Alice Huang e Jensen Huang. Secondo il New York Times, la sorveglianza avrebbe rivelato un rapporto stretto tra la dirigente e il fondatore di Nvidia, figura centrale della corsa all’AI. Gli investigatori temono che potesse raccogliere dettagli sulle strategie del gruppo e sui tentativi di allentare i limiti alle vendite in Cina. Non è però emersa alcuna prova pubblica che Jensen Huang fosse consapevole di un’attività di intelligence o abbia condiviso segreti industriali. Il briefing dovrà chiarire se informazioni sensibili siano state esposte, senza che questo costituisca un’accusa formale al CEO.

Nvidia ha respinto l’idea che gli incontri fossero anomali. Un portavoce ha ricordato che Huang incontra migliaia di dirigenti clienti ogni anno e ha definito normali quei contatti. Nvidia sostiene che i clienti cloud asiatici non ricevono segreti industriali o informazioni per la sicurezza nazionale. In un’intervista a Bloomberg, lo stesso Huang ha definito normali i rapporti con Megaspeed e ha detto che Nvidia aveva verificato le installazioni dei chip presso il cliente. Megaspeed ha dichiarato al New York Times di aver avviato un’indagine interna e di voler collaborare con le autorità. Alice Huang non ha risposto alle richieste di commento.

La vicenda si inserisce nella competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Washington limita l’esportazione verso Pechino dei processori più potenti, cruciali per i sistemi AI più avanzati. Ma la potenza di calcolo può essere acquistata tramite società e data center in Paesi terzi, aggirando i divieti. Dati commerciali citati dal New York Times attribuiscono a una società collegata almeno 4,8 miliardi di dollari di acquisti di apparecchiature Nvidia tra giugno 2024 e febbraio 2026. Gli investigatori sospettano che parte delle risorse sia stata messa a disposizione di aziende cinesi o che alcuni chip siano stati trasferiti illegalmente. La portata di eventuali violazioni non è stata accertata pubblicamente.

Il briefing del 18 novembre dovrà chiarire la sicurezza delle informazioni di Nvidia e l’efficacia dei controlli sulle esportazioni. Per i parlamentari, l’accesso cinese a tecnologie statunitensi è un problema di sicurezza nazionale. Per Nvidia, i sospetti possono complicare i rapporti con Washington. La convocazione non dimostra che Jensen Huang abbia avuto un ruolo nelle presunte attività di spionaggio. Riflette la crescente attenzione politica sulle aziende tecnologiche e sugli intermediari internazionali, nonché sulla capacità americana di controllare l’uso dei chip venduti all’estero e i rapporti con i fornitori.


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