L’Egitto è diventato, suo malgrado, il terreno su cui si gioca una delle partite più delicate del secolo tra le due superpotenze tecnologiche Cina e Stati Uniti. Mentre Pechino rafforza la sua presenza nel Paese nordafricano con investimenti strategici nel settore dell’intelligenza artificiale, la Casa Bianca cerca di mobilitare le grandi aziende statunitensi per contrastare questa avanzata. Secondo quanto riportato dal New Arab, la Cina starebbe sostenendo lo sviluppo di progetti legati all’AI in Egitto, sia attraverso partnership pubbliche che accordi con aziende locali, con l’obiettivo di estendere la propria influenza in una regione storicamente sotto l’egida occidentale. La mossa, però, non è passata inosservata a Washington, che vede minacciati i propri interessi geopolitici e tecnologici.
Il confronto tra Cina e Stati Uniti per il controllo delle tecnologie emergenti, in particolare l’AI, non è una novità. Tuttavia, l’Egitto rappresenta un caso emblematico. Il Paese, già alleato storico degli USA, sta vivendo una fase di riavvicinamento con Pechino, che negli ultimi anni ha aumentato gli investimenti in infrastrutture, energia e ora anche in settori ad alta tecnologia. Secondo analisti del Middle East Institute, la Cina starebbe puntando sull’Egitto per creare un hub regionale capace di trainare l’innovazione in Africa e Medio Oriente, sfruttando la posizione geografica strategica del Cairo e una popolazione giovane e digitalizzata.
I dettagli degli accordi tra Egitto e Cina nel campo dell’AI non sono ancora stati resi pubblici, ma fonti locali citate dal New Arab parlano di progetti pilota in settori come la sanità digitale, l’agricoltura intelligente e la sicurezza pubblica. Pechino avrebbe già avviato collaborazioni con università egiziane per formare giovani talenti e con aziende locali per sviluppare applicazioni basate su algoritmi di apprendimento automatico. Parallelamente, la Cina starebbe finanziando la creazione di data center in Egitto, fondamentali per processare grandi quantità di dati senza dipendere da infrastrutture occidentali.
La risposta degli Stati Uniti non si è fatta attendere. La Casa Bianca, secondo quanto riportato da Bloomberg, starebbe cercando di coinvolgere giganti come Google, Microsoft e IBM per contrastare l’avanzata cinese. L’obiettivo sarebbe quello di offrire alternative agli investimenti di Pechino, magari con finanziamenti pubblici e partnership pubblico-privato. Tuttavia, la strategia statunitense sembra ancora in fase di definizione, anche perché le aziende statunitensi, pur volendo espandersi in Africa, faticano a competere con i finanziamenti e la rapidità decisionale delle controparti cinesi.
La crescente presenza cinese in Egitto sta alimentando un dibattito interno sul futuro del Paese. Da un lato, il governo egiziano vede nei progetti con Pechino un’opportunità per modernizzare l’economia e ridurre la dipendenza da aiuti stranieri. Dall’altro, parte della popolazione e alcuni settori politici temono che l’accordo possa compromettere la sovranità nazionale, soprattutto in un campo sensibile come quello dell’AI, dove la gestione dei dati personali e della sicurezza informatica è cruciale. “L’Egitto non può permettersi di scegliere tra due potenze, ma deve bilanciare i propri interessi senza compromettere la propria indipendenza”, ha sottolineato il politologo egiziano Amr Hamzawy in un’intervista a The Guardian.
Il caso egiziano è solo la punta dell’iceberg di una tendenza più ampia. Negli ultimi anni, la Cina ha intensificato la sua presenza tecnologica in tutto il continente africano, stringendo accordi con paesi come Nigeria, Kenya e Sudafrica. Secondo un rapporto dell’Africa Center for Strategic Studies, Pechino ha già investito oltre 2 miliardi di dollari in progetti legati all’AI e alle infrastrutture digitali in Africa, con l’obiettivo di creare una rete di paesi alleati che possano sostenere le sue ambizioni globali. Gli Stati Uniti, dal canto loro, stanno cercando di rispondere con iniziative come la Digital Transformation with Africa, lanciata dall’amministrazione Biden nel 2022, ma finora i risultati sono stati limitati.
A oggi, lo scontro tra Cina e Stati Uniti per il controllo dell’AI in Egitto rimane aperto. Mentre Pechino continua a muoversi con determinazione, Washington cerca di recuperare terreno, ma con risultati incerti. Quel che è certo è che l’Egitto, come molti altri paesi africani, si trova al centro di una partita più grande di sé, dove la tecnologia diventa uno strumento di potere e influenza. Il futuro dell’AI nel Paese – e in tutta l’Africa – dipenderà da come le due superpotenze sapranno bilanciare i propri interessi con le esigenze di uno Stato che, pur volendo crescere, non può permettersi di diventare un campo di battaglia permanente.

Gli USA hanno un piano per vietare l'importazione di dispositivi per data center provenienti dalla Cina
La misura, non ancora ufficializzata, mira a proteggere le infrastrutture…














