Apple contro l’ex dipendente ora a OpenAI: “Ha conservato e usato schemi tecnici riservati”

OpenAI, accusata, respinge le accuse: "Apple carente nelle procedure sulla sicurezza"

Legal 2 set 2026

4 min.

Apple contro l’ex dipendente ora a OpenAI: “Ha conservato e usato schemi tecnici riservati”

Proprio durante l’inizio del mandato del suo nuovo CEO John Ternus, Apple ha presentato in tribunale nuove prove contro un suo ex ingegnere, oggi dipendente OpenAI, accusandolo di aver conservato e utilizzato uno schema tecnico riservato per mesi dopo aver lasciato l’azienda. Secondo il deposito, presentato lunedì 31 agosto presso il tribunale federale del Distretto Nord della California, l’ingegnere avrebbe caricato il documento in un software di simulazione elettronica e affidato il lavoro a un agente di intelligenza artificiale.

Schemi segreti e occultamenti

L’ingegnere in questione è Chang Liu, che ha lavorato otto anni in Apple come progettista di circuiti elettronici prima di passare a OpenAI a gennaio 2026. Apple sostiene che sul suo MacBook aziendale, consegnato da OpenAI il 21 agosto nell’ambito del procedimento legale, sia stato trovato un file riservato contenente lo schema di un circuito power-converter, il componente che regola l’alimentazione elettrica di alcuni dispositivi Apple.

Secondo la ricostruzione dell’azienda, a marzo 2026 (quindi diversi mesi dopo il passaggio a OpenAI) Liu avrebbe aperto quel file con LTspice, un programma usato per simulare il funzionamento dei circuiti elettronici, e avrebbe impostato un agente AI perché eseguisse da solo le simulazioni, ne interpretasse i risultati e ne modificasse i parametri. Nel testo del deposito, Apple scrive che l’analisi forense del computer “ha portato alla luce prove secondo cui questo computer contiene informazioni riservate Apple, incluso almeno un file specifico, e che tale file è stato utilizzato mentre il signor Liu era alle dipendenze di OpenAI“. Sulla base di queste prove, Apple ha chiesto al giudice di accelerare la raccolta delle prove nella causa.

Il deposito contiene anche un’accusa di occultamento: secondo Apple, a giugno 2026, quando Liu avrebbe scoperto di essere sotto indagine, ne avrebbe addirittura parlato con un altro collega di OpenAI di nome Yu-Ting Peng. I due avrebbero discusso la possibilità di eliminare i dati che Apple avrebbe potuto richiedere in tribunale. Il che suonerebbe del tutto come un’ammissione.

La causa Tan

Questo nuovo deposito si inserisce in una causa più ampia, avviata da Apple il 10 luglio 2026 davanti allo stesso tribunale, che vede dall’altra parte del tavolo OpenAI, la sua divisione hardware io Products, lo stesso Liu e un altro ingegnere di nome Tang Tan. Un nome storico proprio per Apple: per 24 anni fu dirigente Apple e responsabile del design di iPhone e Apple Watch, ed è passato al team guidato da Jony Ive e poi confluito in OpenAI con l’acquisizione di io per 6,5 miliardi di dollari. In questa causa Apple accusa Tan di aver usato nomi in codice di progetti Apple non ancora annunciati per reclutare personale e di aver invitato candidati a portare ai colloqui componenti hardware prelevati dagli uffici Apple; accusa Liu di aver scaricato oltre mille pagine di documenti tecnici dopo la fine del rapporto di lavoro.

Apple sarebbe prima passata per le buone: prima di decidere di procedere per vie legali, ha sollevato la questione privatamente con OpenAI già a febbraio 2026, senza ricevere risposta. Il fascicolo cita anche un dato di contesto: sono più di 400 gli ex dipendenti di Apple che lavorano oggi in OpenAI, che è impegnata a sviluppare il suo primo prodotto hardware, in un tentativo di rivoluzione paragonabile a quello dell’iPhone.

OpenAI: “Colpa di Apple”

OpenAI respinge le accuse. In una memoria difensiva l’azienda ha definito la causa “un pasticcio creato da Apple stessa”, sostenendo che sia stato lo stesso personale Apple, dopo l’uscita di Liu, a contattarlo per farsi aiutare a recuperare dei file. Segno, secondo OpenAI, di carenze nelle procedure interne di sicurezza di Apple e non di un’appropriazione indebita. Sul caso Tan, OpenAI sostiene che l’ex dirigente abbia restituito tutti i prototipi fisici e conservato solo materiale non riservato o già pubblico, e che gli fosse sempre stato detto con chiarezza di non utilizzare informazioni Apple. In un post pubblicato sul sito, OpenAI ha aggiunto inoltre che gli avvocati di Apple avrebbero inizialmente contattato la persona sbagliata per una confusione sui cognomi, e che Apple avrebbe poi ammesso che un presunto confronto tra i rispettivi uffici legali non era mai avvenuto. Insomma,

Al di là delle accuse reciproche, il caso introduce una questione legale finora poco esplorata: se e come la tutela dei segreti industriali si applica nel momento in cui quelle informazioni vengono elaborate da un sistema di intelligenza artificiale nell’ambito di un flusso di lavoro automatizzato. È l’argomento al centro del deposito del 31 agosto, ed è un tema che, con la diffusione crescente di agenti AI nei processi di ingegneria, potrebbe avere conseguenze oltre la disputa tra le due aziende. La prossima udienza è fissata per il 1° ottobre 2026 davanti al giudice Edward J. Davila.


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