Sony e Warner Music fanno causa ad Anthropic: l’accusa è furto di proprietà intellettuale

Le due major musicali sostengono che si tratti di uno dei più grandi furti di proprietà intellettuale della storia

Legal 31 ago 2026

3 min.

Sony e Warner Music fanno causa ad Anthropic: l’accusa è furto di proprietà intellettuale

Sony Music e Warner Chappell Music, due dei colossi mondiali dell’industria musicale, hanno depositato una causa milionaria contro Anthropic. L’accusa è di utilizzo di decine di migliaia di brani musicali protetti da copyright per addestrare i propri sistemi. Secondo le due major, si tratterebbe di uno dei più grandi furti di proprietà intellettuale della storia, un atto che non solo viola le leggi sul diritto d’autore, ma rischia di minare le basi stesse dell’etica nel settore tecnologico.

La denuncia, presentata presso un tribunale federale della California, sostiene che Anthropic abbia scaricato e utilizzato senza autorizzazione spartiti, registrazioni e composizioni appartenenti a cataloghi storici e contemporanei, per un valore economico incalcolabile. Tra i brani citati ci sarebbero opere di artisti come The Beatles, Taylor Swift, Beyoncé e Bob Dylan, ma anche milioni di canzoni meno note, tutte protette da copyright. “Questo non è solo un furto, è un attacco sistematico alla creatività umana”, ha dichiarato un portavoce di Sony Music, sottolineando come l’azienda stia cercando un risarcimento milionario oltre alla cessazione immediata dell’utilizzo dei materiali.

Il caso si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra innovazione tecnologica e rispetto dei diritti d’autore. Solo lo scorso luglio, Anthropic aveva raggiunto un accordo da 1,5 miliardi di dollari con un gruppo di autori per l’utilizzo non autorizzato delle loro opere, un precedente che ora le major musicali vogliono sfruttare a loro favore. 

Anthropic, dal canto suo, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma fonti interne hanno fatto trapelare che l’azienda sta valutando una difesa basata sul fair use, la dottrina giuridica statunitense che consente l’utilizzo di opere protette per fini di studio, critica o trasformazione. Tuttavia, i legali delle major sono scettici. “Il fair use non può essere invocato quando si tratta di addestrare sistemi commerciali su scala industriale”, ha spiegato Matt Schruers, presidente della Computer & Communications Industry Association, un’associazione che rappresenta i giganti della tecnologia. Schruers ha aggiunto che “se il tribunale dovesse dare ragione alle major, potrebbe costringere tutte le aziende di AI a ripensare radicalmente i loro dataset, con conseguenze imprevedibili per l’innovazione”.

Il processo, che si preannuncia lungo e combattuto, arriva in un momento in cui l’industria musicale sta già lottando per difendere i propri interessi in un mercato sempre più dominato dalle piattaforme digitali. Secondo i dati della Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica (IFPI), i ricavi globali del settore sono cresciuti del 10% nel 2025, ma la maggior parte dei profitti finisce nelle tasche delle piattaforme di streaming e delle aziende di AI, lasciando agli artisti solo briciole. “Questa causa non riguarda solo i soldi, ma la sopravvivenza stessa della musica come forma d’arte riconosciuta e remunerata”, ha dichiarato Frances Moore, direttrice generale dell’IFPI.

Cosa succederà ora? Se il tribunale dovesse dare ragione a Sony e Warner, Anthropic potrebbe essere costretta a distruggere tutti i dataset utilizzati per l’addestramento e a pagare risarcimenti milionari, con un effetto domino che coinvolgerebbe anche altre aziende del settore. D’altra parte, una vittoria di Anthropic potrebbe aprire la strada a un’interpretazione ancora più permissiva del fair use, mettendo in discussione i diritti di milioni di creatori in tutto il mondo. Una cosa è certa: questo processo non lascerà indifferente nessuno.

Da metà settembre Spotify introdurrà un'etichetta per gli artisti generati da AI

L'etichetta si identificherà con il badge "AI Persona"


Articoli simili

Ultime news


Meta abbandona Google Chat per Slack: la ragione sono gli agenti AI

Meta sposta le comunicazioni interne da Google Chat a Slack…

Meta abbandona Google Chat per Slack: la ragione sono gli agenti AI
Apple contro l’ex dipendente ora a OpenAI: “Ha conservato e usato schemi tecnici riservati”

OpenAI, accusata, respinge le accuse: "Apple carente nelle procedure sulla…

Apple contro l’ex dipendente ora a OpenAI: “Ha conservato e usato schemi tecnici riservati”
Instagram introduce una nuova etichetta per segnalare i contenuti generati da AI

L’obiettivo della misura è aumentare la trasparenza e aiutare gli…

Instagram introduce una nuova etichetta per segnalare i contenuti generati da AI

In Evidenza


New York contro i data center (e altre notizie generative) | Weekly AI

Weekly AI è la newsletter settimanale di AI news sulle…

New York contro i data center (e altre notizie generative) | Weekly AI
Più del 50% dei giovani europei usa l’AI per cercare supporto emotivo

Lo riferisce un sondaggio Ipsos BVA condotto su 3.800 ragazzi…

Più del 50% dei giovani europei usa l’AI per cercare supporto emotivo
Intelligenza artificiale: prepararsi al 2026 | Il report di AI News

Il nuovo report di AI News per non farsi sorprendere…

Intelligenza artificiale: prepararsi al 2026 | Il report di AI News
AI, bolla o non bolla? Il parere degli esperti non è unanime

Ne abbiamo intervistati cinque per unire i puntini

AI, bolla o non bolla? Il parere degli esperti non è unanime
Luciano Floridi: “L’intelligenza artificiale non è intelligente”, la nostra intervista | AI Talks #20

"Se potessi tornare indietro, eliminerei l'espressione 'intelligenza artificiale', la chiamerei…

Luciano Floridi: “L’intelligenza artificiale non è intelligente”, la nostra intervista | AI Talks #20

Privacy policy| Cookie policy| Cookie setting| © 2026