Per anni la sfida tra Stati Uniti e Cina nel settore dei semiconduttori si è concentrata soprattutto sui processori destinati all’intelligenza artificiale. Le GPU di Nvidia sono diventate il simbolo della corsa globale all’AI, mentre Washington ha imposto una serie di restrizioni per limitare l’accesso di Pechino alle tecnologie più avanzate. Oggi, però, il terreno dello scontro si sta spostando su un altro componente fondamentale, quello delle memorie. Le aziende cinesi ChangXin Memory Technologies (CXMT) e Yangtze Memory Technologies (YMTC) stanno crescendo a un ritmo che fino a pochi anni fa sembrava impensabile, trasformandosi in protagoniste di un mercato destinato a diventare sempre più strategico. Secondo un’analisi di Reuters, la domanda di memoria generata dall’espansione dell’AI sta cambiando gli equilibri dell’industria mondiale e sta offrendo alla Cina un’opportunità concreta per ridurre la dipendenza dai fornitori occidentali.
La ragione è semplice. Ogni sistema di AI necessita non solo di potenti processori grafici, ma anche di enormi quantità di memoria ad alte prestazioni per elaborare e conservare dati. Le memorie DRAM, prodotte da CXMT, permettono di gestire rapidamente le informazioni durante l’elaborazione, mentre le memorie NAND Flash, specialità di YMTC, vengono utilizzate per archiviare dataset e modelli di grandi dimensioni. Senza questi componenti, nemmeno i più sofisticati acceleratori AI potrebbero funzionare in modo efficiente. È proprio questo cambiamento ad aver trasformato un settore tradizionalmente caratterizzato da margini ridotti in uno dei più redditizi dell’intera filiera tecnologica. Reuters sottolinea che CXMT è ormai diventata il quarto produttore mondiale di memorie DRAM, un risultato che le consente di esercitare un potere commerciale sempre maggiore. L’azienda sarebbe arrivata perfino ad aumentare i prezzi nei confronti di Huawei, uno dei suoi principali clienti, segnale di una posizione competitiva ormai molto più solida rispetto al passato.
La crescita dell’azienda è accompagnata da numeri impressionanti. Nel primo trimestre del 2026 CXMT ha registrato ricavi per circa 7,5 miliardi di dollari, con un incremento del 719 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A questo si aggiunge un accordo del valore di circa 7 miliardi di dollari con ByteDance, proprietaria di TikTok, per la fornitura di memorie destinate ai sistemi AI. Si tratta di risultati che testimoniano come la domanda interna cinese sia diventata sufficientemente forte da sostenere la nascita di grandi campioni nazionali nel settore dei semiconduttori.
Un altro passaggio simbolico è rappresentato dalla quotazione in Borsa. CXMT ha raccolto 8,6 miliardi di dollari, realizzando la più grande IPO dell’anno in Asia. L’operazione finanzierà l’espansione della capacità produttiva, nuovi investimenti in ricerca e sviluppo e il rafforzamento della presenza internazionale. Dietro questa crescita c’è anche una precisa strategia industriale di Pechino, che da anni investe ingenti risorse pubbliche per costruire una filiera nazionale dei semiconduttori, capace di resistere alle restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Gli analisti ritengono che il caso CXMT rappresenti uno degli esempi più evidenti della politica cinese di sostegno alle tecnologie considerate strategiche.
Naturalmente il percorso non è privo di ostacoli. Le aziende cinesi continuano ad avere difficoltà nell’accesso alle apparecchiature più avanzate per la produzione dei chip, in particolare le macchine per litografia estrema ultravioletta, controllate da fornitori occidentali e soggette ai limiti imposti dagli Stati Uniti. Anche per questo motivo Washington osserva con crescente attenzione l’evoluzione del settore. YMTC è già inserita nella lista delle aziende sottoposte a restrizioni commerciali statunitensi, mentre secondo Reuters l’amministrazione statunitense starebbe valutando misure analoghe anche nei confronti di CXMT, ritenuta strategica per il programma cinese di integrazione tra ricerca civile e sviluppo militare.
Secondo gli analisti, la crescita delle aziende cinesi potrebbe modificare profondamente gli equilibri del mercato mondiale. Samsung, SK Hynix e Micron, che finora hanno dominato il settore delle memorie, dovranno confrontarsi con un concorrente sostenuto da un mercato interno enorme e da consistenti investimenti pubblici. La stessa Reuters osserva che l’espansione di CXMT e YMTC dimostra come la competizione sull’AI non riguardi più soltanto i processori grafici, ma l’intera infrastruttura hardware necessaria per addestrare e utilizzare i modelli di nuova generazione. In altre parole, la corsa all’AI si giocherà sempre di più anche sulla capacità di produrre memoria avanzata, un elemento meno visibile delle GPU ma altrettanto indispensabile. Se la Cina riuscirà a colmare anche questo divario tecnologico, gli equilibri dell’industria globale dei semiconduttori potrebbero cambiare molto più rapidamente di quanto molti osservatori immaginassero appena pochi anni fa.

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