Martedì mattina, alle quattro di notte ora di Singapore, i dipendenti di Meta hanno cominciato a ricevere una email. Non una comunicazione di routine, ma per circa 8.000 persone, il 10% dell’intera forza lavoro dell’azienda, era la notifica del licenziamento.
Un’ondata partita dall’Asia e arrivata nel giro di ore in Europa e negli Stati Uniti, dove il fondatore Mark Zuckerberg aveva chiesto ai dipendenti nordamericani di lavorare da casa. È il licenziamento di massa più grande che Meta abbia mai effettuato dal cosiddetto “Anno dell’Efficienza” del 2023, solo che questa volta avviene in un trimestre da record: 56,31 miliardi di dollari di ricavi e 26,8 miliardi di utile netto.
Il motivo dichiarato non è la crisi, ma l’ambizione. In un memo interno riportato da CNBC e Reuters, Zuckerberg ha scritto che l’intelligenza artificiale è “la tecnologia più importante delle nostre vite” e che “il successo non è scontato” in questa corsa competitiva. La ristrutturazione non si limita ai tagli. Infatti, altri 7.000 dipendenti saranno riassegnati a team dedicati all’AI, tra cui l’Applied AI Engineering e l’Agent Transformation Accelerator. Parallelamente, Meta ha cancellato 6.000 posizioni aperte, portando la riduzione effettiva a circa 14.000 posti. L’azienda prevede di spendere fino a 145 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel corso del 2026, una cifra che supera il PIL di molti paesi europei.
Il caso Meta non è isolato. Secondo i dati di Layoffs.fyi, nel solo 2026 oltre 92.000 lavoratori del settore tech sono stati licenziati, e il trend riguarda anche giganti come Microsoft e Amazon. Gli esperti sono divisi. Anthony Tuggle, leadership coach ed ex dirigente aziendale, parla di “un cambiamento strutturale fondamentale, non di una correzione temporanea del mercato”. Altri, come il dipartimento del lavoro statunitense, mettono in guardia dall’AI-washing, ovvero l’uso dell’AI come comodo paravento per tagli motivati in realtà da eccessi di assunzioni post-pandemia. Quel che è certo è che il mercato del lavoro tech si sta spaccando in due, con da un lato i ruoli generalisti e di middle management, sempre più a rischio e dall’altro gli ingegneri AI, la cui domanda, e i cui stipendi, non smettono di crescere.

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