In questo nuovo appuntamento di AI Talks, il format di interviste di AI News alla scoperta dell’intelligenza artificiale, abbiamo il piacere di parlare con Stefan Mesken, Chief Scientist di DeepL, società tedesca specializzata nello sviluppo di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per il linguaggio, nota principalmente per il suo traduttore automatico ad alta precisione.
Iniziamo con una domanda che poniamo a tutti i nostri ospiti: cos’è l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale è un meccanismo di elaborazione dei dati diverso, molto più vicino all’intelligenza umana rispetto ai sistemi di calcolo che abbiamo visto in passato. In generale, si può pensare all’AI come a un sistema che imita, e sempre più spesso supera, la capacità dell’uomo di percepire, ragionare, apprendere e agire in ambienti complessi e reali per risolvere problemi. Comprensione del linguaggio, ripiegamento delle proteine, robotica, strumenti di produttività e molto altro sono oggi alimentati dai progressi straordinari dell’intelligenza artificiale.
DeepL è diventato un punto di riferimento nella traduzione automatica. Cosa vi distingue da Google Translate?
Il nostro focus principale è sempre stata la qualità, più che la sola scalabilità. L’obiettivo di DeepL non è mai stato tradurre “tutto”, ma tradurre bene, soprattutto in contesti professionali e ad alto rischio. Investiamo molto nella ricerca per creare modelli che comprendano sfumature, tono e contesto in tutte le lingue. È per questo che le nostre traduzioni vengono spesso percepite come naturali e precise. Non si tratta di tradurre frasi isolate, ma di preservarne il significato nella comunicazione reale.
L’AI nella traduzione è molto efficace, tanto che la categoria dei traduttori è preoccupata per il proprio futuro lavorativo. Devono preoccuparsi? Quali sono i limiti dell’AI più difficili da superare e perché?
Non credo che i traduttori debbano temere di scomparire, ma il loro ruolo sta certamente evolvendo. L’AI è molto efficace nella gestione di attività ripetitive e ad alto volume, ma il linguaggio è profondamente legato alla cultura, all’intenzione e al contesto. L’expertise umana rimane fondamentale per il controllo qualità, l’adattamento e l’interpretazione. In pratica, vediamo l’AI come uno strumento straordinario che potenzia il lavoro dei traduttori, più che sostituirli.
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Come dicevamo, siete conosciuti per la traduzione, ma ultimamente vi siete avventurati in altri segmenti di mercato. Cos’è DeepL Agent e perché nasce proprio adesso?
DeepL Agent è un agente AI autonomo progettato per ragionare, pianificare e agire per conto dei knowledge worker, utilizzando il linguaggio come interfaccia principale. Dal punto di vista scientifico, rappresenta il passo successivo nel nostro lavoro sull’intelligenza linguistica. Quando i sistemi sono in grado di comprendere profondamente linguaggio e contesto, diventa possibile non solo generare testo, ma anche eseguire flussi di lavoro complessi in modo affidabile.
Lo lanciamo ora perché la tecnologia ha raggiunto un livello di maturità tale da poter offrire un valore reale negli ambienti professionali su larga scala, con le necessarie garanzie di accuratezza, controllo e sicurezza.
Come si può utilizzare concretamente in azienda?
DeepL Agent funziona come un collega virtuale che supporta i team automatizzando flussi di lavoro ripetitivi e basati sul linguaggio in reparti come vendite, finanza, marketing, assistenza clienti e localizzazione.
Opera all’interno degli strumenti e dei sistemi già in uso, esegue attività tramite istruzioni date con un linguaggio naturale e riduce il continuo passaggio da un contesto all’altro. Questo consente ai professionisti di dedicare meno tempo all’esecuzione di attività di routine e più tempo a lavoro strategico e all’attività decisionale.
Cosa lo differenzia dai servizi forniti dai principali competitor?
Un elemento distintivo, e una sfida per molti strumenti, è la capacità di superare gli ostacoli online che richiedono l’intervento umano, come ad esempio i Captcha. La differenziazione di DeepL Agent risiede nella sua capacità di operare in modo fluido attraverso tutti gli strumenti che i knowledge worker utilizzano quotidianamente: email, documenti, ma anche applicazioni SaaS complesse come ZenDesk e Salesforce e persino sistemi proprietari. Questo approccio multisistema lo rende un vero e proprio collega virtuale per i professionisti.
Il mercato dell’AI linguistica è sempre più affollato. Dove si giocherà davvero la differenza nei prossimi anni?
Con la maturazione della tecnologia, le funzionalità di base diventeranno ampiamente disponibili. La vera differenziazione risiederà nell’affidabilità, nella specializzazione e nella fiducia. Si distingueranno i sistemi che comprendono realmente il contesto, si comportano in modo prevedibile e rispettano i dati degli utenti. Nel lungo periodo, il progresso sarà il risultato di una ricerca costante, non di un hype di breve durata.
Usando i vostri servizi, un utente potrebbe essere portato a inserire contenuti privati (contratti, documenti riservati, informazioni sensibili). Quali sono le garanzie di privacy e sicurezza?
Privacy e sicurezza sono principi fondamentali per DeepL: molti dei nostri utenti lavorano con contenuti sensibili, quindi la fiducia è essenziale. In quanto azienda europea, progettiamo i nostri prodotti nel rispetto di rigorosi standard di protezione dei dati e forniamo alle imprese garanzie chiare su come vengono gestite le informazioni.
I contenuti dei clienti vengono elaborati in modo sicuro e non vengono utilizzati per addestrare i nostri modelli. Il nostro obiettivo è consentire alle persone di beneficiare dell’AI senza doversi preoccupare della riservatezza, soprattutto in contesti professionali ed enterprise.
L’AI sta passando dalla “comprensione” del linguaggio all’azione. Qual è la cosa che la entusiasma di più?
L’AI, in tutte le sue forme, mi entusiasma profondamente. Nel 2026, superare le barriere linguistiche potrebbe diventare il primo problema non solo affrontato, ma completamente risolto dall’AI. È una storia di successo che affonda le radici in 300 mila anni di evoluzione. E finalmente siamo arrivati al traguardo. Che storia straordinaria!
Dentro e oltre il linguaggio, la storia dell’AI è una storia di abilitazione: scoperte scientifiche prima irraggiungibili, maggiore produttività personale, drastica riduzione delle barriere di accesso all’informatica e molto altro. Ci attende un secolo di progresso umano senza precedenti, non in un singolo ambito, ma trasversalmente. L’AI sta già aiutando le persone a realizzare le proprie ambizioni e lavorerà sempre più dietro le quinte per risolvere problemi in modo proattivo, ridurre il “rumore di fondo” delle nostre vite e permetterci di concentrarci su ciò che vogliamo davvero raggiungere.
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E quella che la preoccupa di più?
La mia principale preoccupazione è che le opportunità di modellare e valorizzare questi progressi siano fortemente concentrate, molto più di quanto vorrei. A livello aziendale, ad esempio, vediamo solo pochi casi di successo al di fuori delle big tech. Il mondo accademico fatica a tenere il passo, mentre le startup cercano di crescere abbastanza in fretta per soddisfare le esigenze dello sviluppo dell’AI.
A livello individuale, vediamo early adopter che superano ogni ragionevole aspettativa in termini di impatto personale. Allo stesso tempo, una larga maggioranza di persone fatica a iniziare, partecipare e beneficiare degli strumenti AI oggi disponibili. È nell’interesse di tutti lavorare per una maggiore equità in termini di opportunità, accesso e benefici.
Cosa pensa della “bolla” dell’AI?
Lo sviluppo dell’AI sta procedendo a tutta velocità, con un’accelerazione piena e decisa. I progressi degli ultimi anni sono stati possibili proprio grazie a questa intensità di focus, risorse e impegno. I benefici generati non scompariranno: resteranno e alimenteranno l’economia per decenni, proprio come è accaduto con Internet nonostante la sua bolla. D’altra parte, è innegabile che non tutte le scommesse avranno successo e che assisteremo a una fase di assestamento.
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Per finire, qual è il cliché, il falso mito sull’AI, che più la infastidisce e perché?
Può sembrare un aspetto tecnico, ma ciò che mi infastidisce più spesso è la confusione tra determinismo e affidabilità. L’AI viene spesso criticata per essere non deterministica, ossia per il fatto che lo stesso input possa generare due output diversi. Questo viene considerato indesiderabile perché si ritiene che un sistema non deterministico non sia affidabile. Tuttavia, la non determinazione può derivare da scelte di progettazione e ottimizzazione e non è una proprietà fondamentale dell’AI.
Ciò che dobbiamo perseguire sono la correttezza e la verificabilità. Il determinismo non è necessario e talvolta può persino ostacolare questi obiettivi. Gli esseri umani, ad esempio, si comportano in modo altamente non deterministico eppure affidiamo loro decisioni e azioni di enorme importanza. È tempo di applicare le stesse aspettative e gli stessi standard anche all’intelligenza artificiale.