Uno strumento di intelligenza artificiale conversazionale chiamato Kai si è rivelato più efficace della terapia di gruppo nel ridurre l’ansia tra gli studenti universitari. La ricerca, pubblicata su Jama Network Open e condotta da Ariel Kor della Yale University, ha coinvolto quasi 1.000 studenti con sintomi di disagio emotivo. Kai è stato sviluppato da un team di ricerca guidato dalla dottoressa Alison Darcy presso la Stanford University, in collaborazione con esperti di salute mentale e tecnologi.
I risultati mostrano che chi ha interagito con Kai ha riportato una riduzione significativa dell’ansia, un miglioramento del benessere generale e una maggiore soddisfazione di vita rispetto a chi ha seguito sedute tradizionali di terapia di gruppo. Kai utilizza tecniche di terapia cognitivo-comportamentale, personalizzando il supporto psicologico attraverso conversazioni testuali naturali. Nonostante i successi, l’AI non ha mostrato efficacia sui sintomi del disturbo da stress post-traumatico, confermando che alcune condizioni richiedono ancora l’intervento umano specializzato.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente sottolineato la necessità di normative specifiche per l’uso dell’AI in salute mentale, evidenziando sia il potenziale che i rischi di queste tecnologie. Secondo Alain Labrique, dirigente dell’OMS, è fondamentale garantire sicurezza, trasparenza e responsabilità, soprattutto per evitare effetti collaterali come dipendenza emotiva o isolamento sociale. Studi recenti confermano che oltre il 60% degli italiani utilizza già il web per informazioni sulla salute mentale, e l’AI potrebbe diventare uno strumento complementare, ma non sostitutivo, del supporto umano.

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