Teti, l’assistente AI italiano che sfida il modello delle Big Tech con un’architettura che tutela le capacità cognitive

Teti è il prodotto dell'azienda TetiAI, società fondata dagli imprenditori Marcello Violini e Lorenzo Nargiso

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Teti, l’assistente AI italiano che sfida il modello delle Big Tech con un’architettura che tutela le capacità cognitive

C’è un nuovo assistente di intelligenza artificiale sul mercato, e viene dall’Italia. Si chiama Teti ed è il prodotto di TetiAI, società fondata nel 2025 dagli imprenditori Marcello Violini e Lorenzo Nargiso, classi 1992 e 1994, già fondatori di Teyuto, una piattaforma video professionale attiva in oltre cinquanta Paesi, premiata dalla Commissione Europea e dalla Banca Europea per gli Investimenti.

Lanciato a gennaio 2026, in soli quattro mesi ha raggiunto diecimila utenti con una crescita media dell’85% mese su mese. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un milione di utenti entro fine anno. Il posizionamento scelto è netto: un’alternativa, definita “anti-big-tech” e “human-centric”, ai grandi assistenti dominanti come ChatGPT, Gemini o Claude.

La differenza rispetto ai colossi non è solo nel marketing, ma anche nell’architettura. Teti non utilizza le conversazioni degli utenti per addestrare i propri sistemi, perché — spiegano i fondatori — l’azienda non costruisce modelli proprietari da zero, ma compone modelli open source esistenti attraverso una tecnologia proprietaria chiamata Teti N1. Il risultato è che non c’è alcun archivio di dati personali da riempire e nessuna cessione implicita di informazioni. Sul fronte della governance, qualsiasi modifica ai principi etici del sistema è vincolata a un controllo esterno indipendente, non modificabile unilateralmente dall’azienda. Le funzioni offerte coprono scrittura, analisi documentale, generazione di immagini e video, ricerca web con fonti citate, memoria permanente e integrazione con Gmail, Google Drive, Calendar e Slack.

C’è però un elemento che distingue davvero Teti nel panorama attuale: la questione cognitiva. Nel 2025 il MIT Media Lab ha pubblicato lo studio Your Brain on ChatGPT, firmato dalla ricercatrice Nataliya Kosmyna e colleghi, che ha monitorato 54 partecipanti tramite elettroencefalogramma mentre scrivevano testi con o senza assistenza AI. I risultati, pubblicati su arXiv, mostrano quello che i ricercatori hanno battezzato “cognitive debt”. L’uso prolungato di LLM riduce la connettività cerebrale, indebolisce il pensiero critico, la creatività e la capacità di ricordare il proprio lavoro. “L’interazione con sistemi AI può ridurre le prospettive di problem-solving autonomo”, scrivono gli autori. TetiAI ha risposto con Lucid, un sistema di protezione cognitiva attiva integrato in Teti e rilasciato anche come open source. Anziché limitare l’uso dell’AI, analizza in tempo reale come l’utente sta ragionando e adatta il comportamento dell’assistente per stimolare, non sostituire, il pensiero umano. Una scommessa ambiziosa e, al momento, unica nel settore.

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