SpaceX punta a 1.750 miliardi: ma Grok è già in ritardo su ChatGPT

SpaceX si prepara alla più grande IPO della storia con una valutazione da 1.750 miliardi di dollari, scommettendo tutto sull'IA. Ma i dati sul campo raccontano un'altra storia: Grok, il chatbot di xAI, resta ai margini del mercato.

Finanza - Mercato 1 giu 2026

2 min.

SpaceX punta a 1.750 miliardi: ma Grok è già in ritardo su ChatGPT

SpaceX punta a quotarsi in borsa con una valutazione da 1.750 miliardi di dollari — più di quanto valgano insieme tutte le aziende aerospaziali e della difesa quotate negli Stati Uniti. L’offerta pubblica iniziale, attesa per il 12 giugno sul Nasdaq sotto il simbolo SPCX, dovrebbe raccogliere tra i 75 e gli 80 miliardi di dollari, il che ne farebbe la più grande IPO della storia. La cifra batte il precedente record di Saudi Aramco nel 2019 più che raddoppiandolo. Il punto è che l’intera narrativa finanziaria regge su un solo pilastro: l’intelligenza artificiale.

Nel documento depositato alla SEC, SpaceX dichiara che il 93% del suo mercato potenziale totale — stimato in oltre 28.000 miliardi di dollari — proviene da modelli, applicazioni e servizi di IA. La società ha acquisito xAI, la startup di Elon Musk, a febbraio 2026, fondendola nelle proprie operazioni e ribattezzando il tutto SpaceXAI. Il prodotto di punta è Grok, il chatbot costruito da xAI. Ed è qui che emergono le prime crepe. Gli utenti attivi giornalieri globali di Grok sono scesi da 13,9 milioni di marzo a 12,2 milioni di aprile, un calo del 12,5% in un solo mese. Nello stesso periodo, Claude di Anthropic passava da 16 a 23 milioni di utenti giornalieri, crescendo del 44%. Grok, che un anno fa era la seconda app di IA più usata al mondo dopo ChatGPT, è scivolata al quinto posto, superata da Claude, Gemini e DeepSeek.

I dati di traffico web confermano il quadro. Secondo Similarweb, ad aprile ChatGPT controllava circa il 54% del traffico generato dall’IA generativa, mentre Grok si fermava al 3%. Sul fronte enterprise la situazione è ancora più netta. Un’analisi Reuters su oltre 400 casi documentati di utilizzo dell’IA nelle agenzie federali statunitensi ha trovato solo tre riferimenti a xAI o Grok, contro 234 casi legati ai modelli di OpenAI. La società di monitoraggio Netskope ha rilevato che l’utilizzo di Grok in ambito aziendale è sceso a 2 utenti ogni mille, rispetto al picco di 5 ogni mille, e che gli stessi utenti che lo usano vi trascorrono meno della metà del tempo che un utente medio dedica a ChatGPT. Vineet Jain, CEO di Egnyte, ha sintetizzato la situazione con una frase diretta: “Without government validation, the $1.75 trillion valuation looks less like a floor and more like a high ceiling.”

Sul piano finanziario, la divisione SpaceXAI ha bruciato 2,47 miliardi di dollari nel solo primo trimestre 2026, ed è la principale fonte di perdite dell’intero gruppo. Nel 2025, xAI aveva già consumato 7,8 miliardi di dollari nei primi nove mesi, con una media di circa 28 milioni al giorno. Per paradosso, SpaceX ha scelto di cedere ad Anthropic — un concorrente diretto — l’accesso a 300 megawatt di potenza computazionale del suo data center Colossus 1, per 1,25 miliardi di dollari al mese fino al 2029. Una mossa che ha alimentato i dubbi degli analisti sulla solidità del progetto AI interno. La valutazione di 1.750 miliardi implica un multiplo di circa 110 volte i ricavi del 2025: un rapporto che storicamente tende a comprimersi. Musk ha risposto alle critiche su X ricordando che “Space(XAI) is only 3 years old” e che il confronto con i concorrenti andrebbe fatto tra qualche anno.

Il vero snodo, nei prossimi mesi, sarà la capacità di Grok di guadagnare terreno reale — in termini di utenti, contratti enterprise e adozioni istituzionali — prima che i mercati pubblici inizino a mettere alla prova le proiezioni contenute nell’S-1. ChatGPT ha raggiunto 900 milioni di utenti settimanali attivi e un fatturato annualizzato superiore a 20 miliardi di dollari. Grok parte da una posizione lontana, con un orologio che gira in direzione contraria rispetto alle ambizioni dell’IPO. Se il modello non riesce a costruire una base di utilizzo credibile entro i prossimi trimestri, la valutazione rischia di diventare l’elemento più vulnerabile dell’intera operazione di quotazione.


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