Sempre più bibliotecari ricevono richieste per libri inesistenti inventati dalle AI

In USA il fenomeno è in crescita: gli utenti richiedono testi frutto di allucinazioni senza prima verificarne l'esistenza

Cultura 16 dic 2025

2 min.

Sempre più bibliotecari ricevono richieste per libri inesistenti inventati dalle AI

Se c’è una categoria che tocca con mano la diffusione delle allucinazioni è quella dei bibliotecari, soprattutto americani. Sulla scia di un report della Croce Rossa sull’invenzione di fonti archivistiche dei chatbot, Scientific American ha confermato che sono sempre di più i responsabili di biblioteche che lamentano la perdita di tempo per richieste di testi che si rivelano del tutto inesistenti.

Libri inventati dai chatbot spesso connessi a citazioni a loro volta false: la maggior parte delle persone non verifica l’esistenza o meno di questi testi prima i richiederli alle strutture. Molti di questi sono studenti universitari e ricercatori, alla ricerca spesso di documenti rari o molto specifici.

Sarah Falls è la responsabile del coinvolgimento dei ricercatori presso la Biblioteca della Virginia. Ha dichiarato che il 15% delle richieste inviate via email includono citazioni allucinatorie sia per opere pubblicate che per documenti di fonti primarie uniche (tutti quei documenti con testimonianze dirette e originali di un argomento). “Per il nostro personale – ha dichiarato –è molto più difficile dimostrare che un documento unico non esiste“. Talvolta le email stesse sono direttamente generate da ChatGPT, in un passaggio diretto tra origine dell’allucinazione e richiesta.

Un classico esempio in cui gli errori delle AI conducono a una scia di lavoro ulteriore e infruttuoso. Per proteggersi dal fenomeno, la Biblioteca della Virginia chiederà ai richiedenti uno step in più di pre-verifica delle fonti.

Futurism ha setacciato Bluesky scoprendo che esiste un vero e proprio trend con commenti di bibliotecari sul tema come anche di ricercatori e universitari irritati dalle “derive AI” dei colleghi. L’opinione condivisa è che la situazione di confusione inedita rende più difficile trovare documenti autentici.

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