Più i giovani utilizzano l’AI e più diventano critici nei suoi confronti

Lo afferma un'indagine giornalistica, secondo cui il clima di imposizione, i rischi occupazionali e ambientali pesano enormemente sulla percezione sociale dei giovani verso l'AI

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Più i giovani utilizzano l’AI e più diventano critici nei suoi confronti

L’intelligenza artificiale è ampiamente utilizzata da ogni fascia della popolazione, ma soprattutto tra i più giovani. Eppure proprio la Generazione Z, cresciuta online e considerata quella più naturalmente incline ad utilizzare queste tecnologie, sta mostrando segnali di crescente diffidenza.

Un’analisi pubblicata dal giornale statunitense The Verge evidenzia un paradosso: più i giovani usano strumenti come chatbot e assistenti digitali, più tendono a sviluppare un atteggiamento critico nei loro confronti. E studi recenti confermano questo trend. Secondo i sondaggi della società Gallup, solo il 22% dei giovani si dice entusiasta dell’AI, mentre il 31% prova addirittura rabbia nei confronti di questa tecnologia, in aumento rispetto all’anno precedente.

Alla base di questo cambiamento c’è una percezione diffusa secondo cui l’AI non è una scelta, ma spesso e sempre di più un’imposizione. Scuole e aziende spingono sempre più verso l’adozione di questi strumenti, spesso senza regole chiare o benefici evidenti. Molti studenti riconoscono che l’AI aiuta a risparmiare tempo, ma temono che riduca la capacità di apprendere davvero. Circa l’80% di loro ritiene che l’uso eccessivo possa compromettere lo sviluppo delle competenze.

A ciò si aggiungono poi preoccupazioni più ampie, come la perdita di posti di lavoro, già stimata in migliaia al mese negli Stati Uniti, e l’impatto ambientale delle tecnologie digitali. Il risultato è un rapporto ambivalente e contrastante. La Gen Z continua a usare l’AI perché necessaria, ma non ne condivide la narrativa entusiastica promossa dalle aziende tecnologiche.


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