Orange e Morrison insieme per aumentare fino a 400 megawatt (di dieci volte) la capacità dei data center francesi

L’iniziativa sarà sostenuta da 3 miliardi di euro mira a soddisfare la crescente domanda di infrastrutture digitali legata all’AI

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Orange e Morrison insieme per aumentare fino a 400 megawatt (di dieci volte) la capacità dei data center francesi

Una joint venture da 3 miliardi di euro per trasformare la Francia nel cuore pulsante delle infrastrutture digitali europee. Orange e l’investitore australiano Morrison & Co hanno annunciato ieri la nascita di una partnership paritetica che mira a portare la capacità dei data center francesi a 400 megawatt, quasi dieci volte il livello attuale. Un salto quantico che non solo risponde alla domanda senza precedenti di spazi per l’elaborazione dei dati, ma che si posiziona come una mossa strategica per rafforzare la sovranità digitale del continente di fronte alla crescente egemonia di Stati Uniti e Cina.

Il piano prevede che Orange contribuisca con i suoi cinque data center già esistenti in Francia, mentre Morrison & Co fornirà il capitale necessario per espanderli e modernizzarli. L’obiettivo è chiaro: creare una piattaforma indipendente capace di sostenere la rivoluzione dell’elaborazione dati, soprattutto in un momento in cui l’Europa fatica a tenere il passo con giganti come Nvidia, Microsoft e Amazon, che stanno investendo massicciamente in infrastrutture simili.

Secondo quanto riportato da Reuters e da altre testate internazionali, la nuova società avrà una capacità iniziale di 50 megawatt, ma l’ambizione è arrivare a 400 megawatt nei prossimi anni. Un’espansione che richiederà non solo ingenti risorse finanziarie, ma anche una pianificazione oculata per garantire affidabilità, sicurezza e sostenibilità ambientale.

“Questa partnership rappresenta un passo fondamentale per l’Europa” ha dichiarato Christel Heydemann, amministratore delegato di Orange, sottolineando come il progetto sia “un’opportunità unica per posizionare la Francia e l’Europa al centro della mappa globale delle infrastrutture digitali”. Heydemann ha aggiunto che l’iniziativa non solo risponde alla domanda attuale, ma anticipa le esigenze future di un mercato che, secondo le stime di McKinsey, crescerà a un tasso annuo composto del 12% fino al 2030.

La scelta della Francia come hub principale non è casuale. Il paese vanta una rete di connessioni in fibra ottica tra le più avanzate d’Europa, una posizione geografica strategica e un quadro normativo che favorisce lo sviluppo di infrastrutture digitali sostenibili. Inoltre, il governo francese ha più volte ribadito l’importanza di ridurre la dipendenza dalle tecnologie straniere, soprattutto dopo le tensioni geopolitiche degli ultimi anni.

“L’Europa ha bisogno di infrastrutture proprie per non dipendere esclusivamente da Stati Uniti e Asia” ha commentato Olivier Sichel, esperto di digitalizzazione e membro del comitato strategico di France 2030, il piano di investimenti del governo francese. “Progetti come questo sono essenziali per garantire che i nostri dati rimangano sotto il controllo europeo e che le nostre aziende abbiano accesso a risorse competitive”.

Ma la corsa ai data center non è solo una questione di sovranità. È anche una questione economica. Secondo Goldman Sachs, il mercato globale dei data center raggiungerà un valore di 800 miliardi di dollari entro il 2028, trainato dalla domanda di cloud computing, elaborazione avanzata e servizi in tempo reale. Una torta troppo ghiotta per lasciarla solo ai colossi americani e cinesi.

Il progetto di Orange e Morrison non è solo ambizioso, ma anche enorme in termini di risorse. L’investimento totale ammonta a 3 miliardi di euro, di cui una parte sarà destinata all’acquisto di nuove apparecchiature e alla costruzione di nuovi siti. La capacità iniziale sarà di 50 megawatt, con un obiettivo di 400 megawatt nei prossimi anni. I tempi di realizzazione prevedono la prima fase completata entro 24-36 mesi, con un’espansione graduale nei siti strategici. Si stima inoltre la creazione di oltre 2.000 posti di lavoro diretti tra tecnici, ingegneri e personale specializzato, oltre a un indotto significativo per le economie locali.

“Stiamo parlando di uno dei più grandi investimenti nel settore dei data center in Europa negli ultimi dieci anni” ha sottolineato Mark Elliott, responsabile delle operazioni europee di Morrison & Co. “Non si tratta solo di costruire edifici, ma di creare un ecosistema che possa supportare l’innovazione digitale per i prossimi decenni”.

Non mancano, tuttavia, le sfide. La prima è l’approvvigionamento energetico. I data center sono notoriamente energivori, e in un contesto di crisi climatica e aumento dei costi dell’energia, la sostenibilità diventa un fattore critico. Orange ha già annunciato che i nuovi impianti saranno progettati per essere carbon neutral, utilizzando energie rinnovabili e sistemi di raffreddamento ad alta efficienza.“Non possiamo permetterci di costruire infrastrutture che non siano all’avanguardia anche dal punto di vista ambientale” ha dichiarato Heydemann.

Un’altra sfida è la concorrenza. Mentre Orange e Morrison si muovono in Europa, giganti come Equinix, Digital Realty e CyrusOne stanno già espandendo la loro presenza nel continente, spesso in partnership con governi locali. “Il mercato è affollato, ma c’è spazio per tutti se si offre qualcosa di unico” ha commentato Luca Schiavoni, analista di Omdia, specializzato in infrastrutture digitali. “Orange ha il vantaggio di una rete già consolidata e di una forte presenza in Francia, ma dovrà muoversi rapidamente per non perdere terreno”.

Il progetto di Orange e Morrison non è solo una notizia economica, ma anche un segnale politico. In un momento in cui l’Europa cerca di definire una sua strada nel panorama digitale globale, iniziative come questa rappresentano un tentativo concreto di ridurre la dipendenza da Stati Uniti e Cina.

“L’Europa deve smettere di essere un mercato passivo e diventare un attore protagonista” ha dichiarato Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno. “Investimenti come questo sono fondamentali per garantire che le nostre aziende e i nostri cittadini abbiano accesso a tecnologie all’avanguardia, senza dover dipendere da player esterni”.

Tuttavia, non tutti sono ottimisti. Alcuni osservatori sottolineano che 3 miliardi di euro non bastano per competere con i colossi stranieri. “Serve una strategia europea unitaria, non solo progetti nazionali” ha affermato Marietje Schaake, ex europarlamentare e presidente del Cyber Policy Center di Stanford. “L’Europa ha le risorse e le competenze per essere leader, ma deve coordinarsi meglio”.

Il progetto di Orange e Morrison è solo l’inizio di una gara europea per la supremazia digitale. Nei prossimi mesi, si attendono annunci simili da parte di altri operatori, mentre i governi cercheranno di accelerare i processi autorizzativi per non perdere il treno dell’innovazione.

Una cosa è certa: l’Europa non può permettersi di restare indietro. Con la Cina che costruisce data center a ritmo serrato e gli Stati Uniti che dominano il mercato dei semiconduttori e dei chip per l’elaborazione avanzata, l’Unione Europea deve trovare il modo di difendere la propria autonomia strategica. La joint venture tra Orange e Morrison & Co rappresenta senza dubbio una svolta positiva per l’Europa, ma è solo il primo tassello di un puzzle molto più grande. Serviranno ulteriori investimenti, una regolamentazione chiara e una collaborazione stretta tra pubblico e privato per garantire che il continente non resti indietro nella corsa globale all’innovazione.

Intanto, in Francia, i lavori per i nuovi data center sono già partiti. E, se tutto andrà secondo i piani, tra qualche anno l’Europa avrà un’arma in più per competere e, forse, anche per guidare la rivoluzione digitale del XXI secolo.

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