OpenAI ha appena fatto un passo decisivo verso la conquista del mercato enterprise con Presence, una piattaforma progettata per portare gli agenti AI all’interno delle aziende. Non si tratta solo di un nuovo prodotto, ma di una vera e propria infrastruttura pensata per automatizzare sia il customer support che i processi interni, con un occhio di riguardo per la governance e il controllo delle operazioni. La mossa arriva in un momento in cui il dibattito sull’utilizzo degli agenti AI nelle imprese è più acceso che mai, tra promesse di efficienza e preoccupazioni per la sostituzione di posti di lavoro umani.
Secondo quanto annunciato ufficialmente sul blog di OpenAI, Presence è già operativo e si basa su tecnologie testate internamente dall’azienda. La piattaforma permette di implementare agenti AI che possono interagire tramite voce o chat, accedere ai sistemi aziendali, eseguire azioni autorizzate e, quando necessario, trasferire la chiamata a un operatore umano. Ma la vera novità non è solo la funzionalità, quanto piuttosto l’approccio alla gestione dei rischi. Presence introduce infatti un sistema di policy, valutazioni e guardrail per garantire che gli agenti operino in modo sicuro, trasparente e conforme alle normative.
“Abbiamo costruito Presence per rispondere a una domanda fondamentale: come possiamo rendere gli agenti AI utili alle aziende senza compromettere controllo e sicurezza?” ha dichiarato un portavoce di OpenAI, sottolineando che la piattaforma è stata sviluppata dopo mesi di sperimentazione con clienti enterprise. “Gli agenti non sono solo strumenti, ma veri e propri collaboratori che devono integrarsi senza rischi nei flussi di lavoro esistenti”.
Il lancio di Presence non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto in cui il mercato degli agenti AI aziendali sta esplodendo. Secondo una ricerca di McKinsey, entro il 2027 oltre il 70% delle grandi aziende avrà implementato almeno un agente AI per supportare processi interni o interazioni con i clienti. Tuttavia, la stessa ricerca evidenzia che solo il 35% di queste organizzazioni si sente adeguatamente preparato a gestire i rischi legati alla sicurezza e alla privacy dei dati.
“Il problema non è più se usare gli agenti AI, ma come farlo in modo responsabile” ha spiegato Sarah Chen, analista presso Gartner. “Piattaforme come Presence rappresentano un’evoluzione importante perché mettono al centro non solo l’efficienza, ma anche la governance. Tuttavia, le aziende devono essere consapevoli che la transizione richiede investimenti non solo in tecnologia, ma anche in formazione e aggiornamento delle competenze”.
OpenAI sembra aver colto questa esigenza, proponendo una soluzione che va oltre la semplice automazione. Presence non è solo un tool, ma una piattaforma modulare che permette alle aziende di personalizzare gli agenti in base alle proprie esigenze, dalle vendite al supporto tecnico, fino alla gestione delle risorse umane.
Presence si basa su un supporto multicanale e sistemi di controllo avanzati introducendo un framework per definire policy aziendali che regolano le azioni degli agenti. Ad esempio, un’agenzia di viaggi potrebbe configurare un agente per prenotare voli solo entro un certo budget, oppure un ospedale potrebbe limitarne l’accesso a dati sensibili dei pazienti.
“La differenza tra un agente AI generico e uno enterprise è proprio nella capacità di integrare vincoli e regole” ha sottolineato Mark Russinovich, chief technology officer di Microsoft Azure, in un’intervista a TechCrunch. “Presence sembra affrontare questo aspetto in modo strutturato, il che è fondamentale per aziende che non possono permettersi errori”.
Un altro elemento chiave è la trasparenza: gli agenti di Presence sono progettati per comunicare chiaramente quando un utente sta interagendo con una macchina e non con un essere umano, evitando così false aspettative. Inoltre, la piattaforma offre strumenti per monitorare le performance degli agenti e raccogliere feedback dagli utenti, permettendo un miglioramento continuo.
Nonostante le promesse, l’introduzione di agenti AI aziendali solleva questioni critiche. La privacy dei dati è in cima alla lista delle preoccupazioni. Secondo un report di IBM, il 68% delle aziende teme che l’uso di agenti AI possa esporle a violazioni dei dati, soprattutto in settori regolamentati come la sanità o la finanza.
“Quando un agente AI accede ai sistemi aziendali, entra in gioco il rischio di esfiltrazione dati” ha spiegato Luca De Gregorio, esperto di cybersecurity presso l’Università di Milano. “È fondamentale che le piattaforme come Presence implementino meccanismi di crittografia end-to-end e audit costanti. Senza questo, l’automazione rischia di diventare un moltiplicatore di vulnerabilità”.
Un altro tema caldo è l’impatto sull’occupazione. Secondo uno studio dell’OIL, entro il 2030 gli agenti AI potrebbero sostituire fino al 25% dei lavori di routine nei settori del customer service e della amministrazione. Tuttavia, l’effetto netto sull’occupazione è ancora oggetto di dibattito. Alcuni economisti, come Erik Brynjolfsson del MIT, sostengono che l’AI potrebbe creare nuovi ruoli, soprattutto in aree come la supervisione degli agenti, la gestione delle policy e la formazione degli utenti.
“L’AI non eliminerà i lavori, ma li trasformerà” ha dichiarato Brynjolfsson in una recente conferenza. “Le aziende che adotteranno soluzioni come Presence dovranno investire nella riqualificazione dei dipendenti, trasformando, ad esempio, un operatore di call center in un supervisore di agenti AI”.
OpenAI non è l’unica a giocare in questo campo. Il mercato degli agenti AI aziendali è già affollato da attori come Microsoft con Azure AI Foundry, Google Cloud con Vertex AI Agents e Salesforce con Einstein AI. Tuttavia, Presence si distingue per alcuni aspetti.
“Gli altri player offrono soluzioni frammentate” ha commentato Jane Fraser, CEO di Citigroup, in un’intervista a Bloomberg. “Quello che manca è una piattaforma unificata che combini potenza, flessibilità e controllo. Presence potrebbe essere un game changer”.
Tuttavia, non mancano le critiche. Alcune organizzazioni del settore sanitario hanno espresso preoccupazione per la compliance con normative come l’HIPAA, che regola la privacy dei dati medici. “Finché gli agenti non saranno certificati per operare in contesti altamente regolamentati, il loro utilizzo rimarrà limitato” ha sottolineato Anna Thompson, responsabile IT di un ospedale di New York.
Presence rappresenta solo l’inizio di una tendenza che nei prossimi anni potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui le aziende operano. Secondo PwC, entro il 2030 il 60% dei processi aziendali sarà almeno parzialmente automatizzato grazie all’AI, con un impatto diretto sulla produttività e sui costi.
Ma quali sono i prossimi passi? OpenAI ha già annunciato che lavorerà a integrazioni con altri strumenti enterprise, come Salesforce, SAP e Oracle, per rendere Presence ancora più versatile. Inoltre, l’azienda sta esplorando l’utilizzo di agenti AI “auto-miglioranti”, capaci di apprendere dai feedback degli utenti e adattare le proprie risposte nel tempo.
“Stiamo entrando in una fase in cui l’AI non sarà più un’opzione, ma una necessità” ha dichiarato Sam Altman, CEO di OpenAI, durante una conferenza stampa. “Tuttavia, il vero successo non dipenderà solo dalla tecnologia, ma da come sapremo gestirne l’impatto sociale ed etico”.
Il lancio di Presence segna un punto di svolta nel percorso di OpenAI verso il mercato enterprise. La piattaforma arriva in un momento in cui le aziende sono alla ricerca di soluzioni che combinino innovazione e controllo, soprattutto in un contesto normativo sempre più stringente.
Tuttavia, come sottolineato da molti esperti, l’adozione di agenti AI richiede un approccio equilibrato. Da un lato, ci sono le opportunità di efficienza, riduzione dei costi e miglioramento dell’esperienza utente. Dall’altro, rimangono aperte questioni cruciali come la privacy, la sicurezza e l’impatto sull’occupazione.
“L’AI è uno strumento potentissimo, ma come ogni strumento, il suo valore dipende da chi lo usa e da come lo usa” ha concluso Altman. “Noi di OpenAI crediamo che Presence possa essere un tassello importante per un futuro in cui tecnologia e umanità lavorano insieme, non l’una contro l’altra”.

Un modello di OpenAI è sfuggito al controllo durante un test e ha lanciato da solo un attacco hacker a Hugging Face
L'agente è riuscito a superare l'ambiente controllato e raggiungere il…














