Ryan Beiermeister, vicepresidente delle politiche di prodotto di OpenAI, è stata licenziata a gennaio dopo essere stata accusata di discriminazione sessuale da un collega. Il licenziamento è arrivato dopo che la dirigente aveva espresso forti critiche verso la futura funzionalità per adulti chiamata “adult mode”, che introdurrebbe contenuti erotici nell’esperienza di ChatGPT per gli utenti verificati.
Beiermeister ha respinto l’accusa definendola “assolutamente falsa”. L’azienda ha dichiarato che il licenziamento non è correlato alle preoccupazioni sollevate da Beiermeister, ma la coincidenza temporale ha sollevato interrogativi sulla gestione del dissenso interno.
L’ex vicepresidente aveva espresso timori che la modalità per adulti, che dovrebbe essere lanciata nel primo trimestre del 2026, potesse danneggiare gli utenti e dubitava che i sistemi di OpenAI fossero sufficientemente robusti da bloccare contenuti di sfruttamento minorile e impedire agli adolescenti di accedere a materiale pornografico.
Il CEO di OpenAI Sam Altman, intervenendo sulle polemiche emerse, ha difeso la decisione dicendo di voler fornire “molta libertà alle persone di usare l’AI nei modi che desiderano”, sottolineando che lui e la sua azienda non sono “la polizia morale del mondo” e aggiungendo che il principio seguito dalla sua azienda è quello di “trattare gli adulti come adulti”.
L’esperienza dell’azienda rivale xAI, che produce il chatbot Grok, ha recentemente dimostrato che un generico allentamento delle politiche di protezione dai contenuti sessuali può aumentare il livello di coinvolgimento degli utenti, suggerendo delle possibili motivazioni commerciali dietro questa scelta. A febbraio 2026 infatti, dopo gli scandali che hanno coinvolto l’AI dell’azienda sulla generazione non consensuale di immagini sessualmente esplicite, Grok è salito alla sesta posizione nella classifica delle app gratuite negli Stati Uniti di Apple.
Tuttavia, questa funzionalità rappresenta una significativa deviazione dall’approccio tradizionalmente cauto di OpenAI nelle politiche di moderazione dei contenuti. Il caso solleva questioni cruciali su come le aziende AI bilanciano innovazione commerciale, sicurezza degli utenti e gestione delle voci critiche interne.

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