OpenAI assume personale per gestire l’opposizione ai data center delle comunità locali

Le nuove figure si chiamano Community Engagement Lead e sono dei mediatori culturali il cui compito principale sarà quello di interfacciarsi con i residenti delle aree rurali e urbane per convincerli ad accettare la costruzione di nuovi data center

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OpenAI assume personale per gestire l’opposizione ai data center delle comunità locali

L’intelligenza artificiale ha un disperato bisogno di spazio, ma i cittadini statunitensi stanno sbarrando le porte di casa opponendosi con forza a molti nuovi progetti locali di data center. Per rispondere a questa crescente ondata di proteste, OpenAI ha recentemente aperto le selezioni per una nuova figura professionale strategica: il Community Engagement Lead per il progetto Stargate, cioè dei veri e propri mediatori culturali e diplomatici aziendali, il cui compito principale, come esplicitato nell’annuncio di lavoro, sarà quello di interfacciarsi con i residenti delle aree rurali e urbane per “ridurre la frizione” e mitigare il rischio di una forte opposizione locale.

Il piano infrastrutturale Stargate, sostenuto da un colosso di investimenti da 500 miliardi di dollari promosso insieme a partner globali, prevede la costruzione di mega impianti di calcolo negli Stati Uniti, in Stati come Texas, Michigan e New Mexico, capaci di consumare quantitativi energetici impressionanti, spesso superiori al gigawatt.

La mossa di Sam Altman e del suo team non è una semplice formalità burocratica, ma una risposta diretta a una crisi di consenso senza precedenti. Secondo un recentissimo sondaggio condotto dall’istituto Gallup, ben il 70% dei cittadini statunitensi dichiara di opporsi alla costruzione di data center per l’AI nei pressi delle proprie abitazioni, un dato in netta crescita rispetto al 47% registrato alla fine del 2025 e che rende queste strutture persino meno popolari delle centrali nucleari.

Le comunità locali manifestano un forte timore per l’impatto ambientale e la qualità della vita: circa il 18% degli intervistati esprime forte preoccupazione per l’enorme consumo d’acqua necessario a raffreddare i server, mentre un altro 18% teme che i massicci prelievi energetici possano far impennare le bollette elettriche dei residenti. A Saline, nel Michigan, il progetto di un impianto da 16 miliardi di dollari e 1,4 gigawatt, equivalente al fabbisogno di un milione di case, ha già sollevato dure proteste per la sottrazione di terreni agricoli e l’inquinamento acustico causato dai ronzii a bassa frequenza.

Per l’industria della tecnologia, superare questa resistenza è diventato un requisito esistenziale. Senza nuove e mastodontiche infrastrutture di calcolo, lo sviluppo di modelli di AI sempre più avanzati rischia un blocco strutturale. Per questo motivo OpenAI sta cercando di replicare la strategia del buon vicinato inaugurata da Microsoft con la sua iniziativa Community-First. Come evidenziato dal presidente di Microsoft, Brad Smith, l’espansione infrastrutturale solleva inevitabilmente controversie e le aziende devono farsi carico dei costi, promettendo di non pesare sulle tariffe locali, di restituire più acqua di quella consumata e di finanziare i servizi pubblici. Resta da vedere se la nuova task force di diplomatici assunti da OpenAI riuscirà a convincere i cittadini che i mega-server sono un’opportunità di sviluppo e non una minaccia ecologica per i loro territori.

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