Microsoft ha fissato a 190 miliardi di dollari la propria previsione di spesa in conto capitale per l’anno fiscale 2026. La cifra, comunicata dalla CFO Amy Hood durante l’ultima conference call con gli analisti, ha sorpreso Wall Street: le stime di consenso si fermavano a 154,6 miliardi. Solo nel quarto trimestre le uscite supereranno i 40 miliardi.
Il denaro va quasi interamente in infrastrutture per l’intelligenza artificiale: data center, chip e capacità cloud per Azure. Microsoft aveva già annunciato 80 miliardi di investimenti per il solo anno fiscale 2025, di cui oltre la metà negli Stati Uniti. Rispetto al 2020, quando il capex si fermava a 17,6 miliardi, la crescita è verticale. Il ritmo di espansione non ha precedenti nella storia dell’azienda. A questi numeri si aggiunge una rete infrastrutturale già presente in 40 paesi, con piani di costruzione annunciati in Europa, Africa e Asia.
Il contesto è una corsa che coinvolge tutti i grandi operatori tech. Alphabet ha alzato la propria guidance 2026 a una forchetta tra 180 e 190 miliardi, con Google Cloud cresciuta del 63% su base annua. Meta ha portato le proprie stime a una forchetta tra 125 e 145 miliardi. Sommando i capex di Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle, la spesa combinata è passata da 162 miliardi nel 2022 a 448 miliardi nel 2025. Nel solo quarto trimestre 2025 queste cinque aziende hanno bruciato insieme 140,6 miliardi in un trimestre. La pressione competitiva è la ragione principale dietro l’escalation: chi non costruisce capacità oggi rischia di non avere compute domani.
L’analista di Bernstein Mark Moerdler ha definito il capex di Microsoft non uno spreco ma “un investimento anticipato in capacità per i prossimi tre anni.” I 190 miliardi, spalmati su tre anni, corrispondono a circa 63 miliardi l’anno, una cifra paragonabile all’attuale fatturato del segmento cloud e AI. Il ritorno dipenderà da quanto velocemente la domanda di capacità di inferenza e training si tradurrà in revenue aggiuntive per Azure. Se il ciclo di ritorno si comprime — o se la concorrenza erode i prezzi — le proiezioni ottimistiche potrebbero rivelarsi fragili.














