“Le cose che ci rendono umani diventeranno sempre più importanti, non meno”. La frase di Daniela Amodei, cofondatrice di Anthropic, una delle aziende leader nell’intelligenza artificiale, sta facendo il giro del mondo e ridisegna le priorità di un mercato del lavoro in rapido cambiamento. In un’intervista ad ABC News, Amodei, laureata in letteratura e oggi presidente di un’azienda valutata 380 miliardi di dollari, ha spiegato che il futuro non appartiene solo a chi sa programmare, ma anche a chi sa comunicare, comprendere le persone e interpretare la complessità umana.
“L’AI può svolgere un numero vanamente piccolo di lavori senza l’aiuto delle persone”, ha sottolineato, aggiungendo che il vero valore aggiunto sarà nella capacità di integrare competenze tecniche e umanistiche. Un messaggio che trova conferma nei dati. Infatti, secondo il Future of Jobs Report del World Economic Forum, entro il 2030 cambieranno quasi 4 competenze su 10, e il 59% dei lavoratori dovrà aggiornare le proprie competenze.
Ma non si tratta solo di imparare a usare nuovi strumenti digitali, le aziende cercano sempre più persone in grado di gestire team, risolvere problemi complessi e guidare con empatia e pensiero critico. “Il mercato del lavoro si divide tra innovazione tecnologica e competenze umane”, spiega un’analisi di Forbes Italia, evidenziando come i “super team ibridi”, dove tecnici e umanisti collaborano, siano il modello vincente.
Ma perché proprio ora? L’AI sta automatizzando compiti tecnici e ripetitivi, ma non può sostituire la creatività, l’intelligenza emotiva o la capacità di guidare un team. “In un mondo dove l’AI è sempre più capace, ciò che ci rende umani, comprendere noi stessi, la storia, i valori, diventa il vero vantaggio competitivo”, spiega Amodei. Anche Satya Nadella di Microsoft e Jamie Dimon di JPMorgan concordano. Le cosiddette soft skill, come la gestione dello stress, il problem solving e la comunicazione, saranno decisive. Il messaggio per i giovani è chiaro: non serve rinnegare un percorso umanistico, ma valorizzarlo.

"L'AI non riduce il lavoro, lo intensifica". Cosa dice il nuovo studio di Harvard Business Review
I ricercatori hanno osservato per otto mesi circa 200 dipendenti…














