Apple ha portato OpenAI in tribunale per furto di segreti commerciali. La causa, depositata venerdì presso il tribunale federale del distretto nord della California, accusa la società di Sam Altman di aver costruito il proprio progetto hardware rubando informazioni riservate all’iPhone maker. Non una disputa generica sui talenti: un’operazione descritta, nero su bianco, come sistematica e diretta dall’alto.
Al centro della vicenda c’è Tang Tan, chief hardware officer di OpenAI ed ex vicepresidente di Apple, dove aveva lavorato per 24 anni occupandosi del design di iPhone e Apple Watch. Secondo l’atto d’accusa, Tan avrebbe trasformato i colloqui di lavoro in sessioni di intelligence: avrebbe chiesto ai candidati ancora impiegati da Apple di portare componenti fisici — batterie, schede logiche, moduli System-in-Package — per sessioni di “show and tell”, usando i nomi in codice interni dei progetti Apple per indicare esattamente cosa voleva vedere. Un’ingegnera, stando al documento legale, aveva iniziato a scaricare file riservati ore prima del suo colloquio con Tan. Al quale, poi, Tan avrebbe chiesto ulteriori dettagli sullo stesso progetto. Apple definisce questo schema un “modello consolidato”.
L’altro imputato chiave è Chang Liu, ex senior electrical engineer di Apple passato a OpenAI nel gennaio 2026. Liu non avrebbe restituito il laptop aziendale Apple e avrebbe scoperto un bug che gli permetteva di accedere ai server interni anche dopo aver lasciato l’azienda. “LOL, ho scoperto che posso accedere allo storage di rete, troppo divertente”, avrebbe scritto a una ex collega ancora in Apple. Con quell’accesso avrebbe scaricato decine di file riservati: specifiche tecniche, presentazioni ingegneristiche, dati di prodotti non ancora annunciati. La collega, Alyssa Peng, lo avrebbe aiutato. Anche lei, pochi mesi dopo, è passata a OpenAI.
Nella causa sono nominati come imputati anche io Products, la società di Jony Ive acquisita da OpenAI nel maggio 2025 per circa 6,5 miliardi di dollari. Ive, ex chief design officer di Apple e figura centrale del progetto hardware di OpenAI, non è invece citato direttamente. Stando al conteggio contenuto nella denuncia, oltre 400 ex dipendenti Apple lavorano oggi per OpenAI. Apple chiede al tribunale di impedire a OpenAI di usare i segreti sottratti, di restituire i materiali riservati e di riprogettare i dispositivi hardware in sviluppo. Chiede anche un risarcimento danni. OpenAI ha risposto con una sola frase: “Non abbiamo alcun interesse nei segreti commerciali di altre aziende.”
Il contesto aggrava la situazione per entrambe le parti. Apple e OpenAI avevano stretto una partnership nel 2024, integrano ChatGPT nell’ecosistema Apple Intelligence. Ma i rapporti si sono raffreddati quando OpenAI ha dichiarato le proprie ambizioni hardware, e a gennaio Apple ha annunciato che per il futuro di Apple Intelligence si rivolgerà a Google Gemini. La causa arriva anche mentre OpenAI si prepara a una IPO attesa come una delle più rilevanti della storia tech recente. Un processo per furto di segreti industriali, con discovery inclusa, è l’ultimo scenario che una società in fase pre-quotazione vorrebbe affrontare. Apple, dal canto suo, affronta la propria transizione: Tim Cook cederà la guida a John Ternus a settembre. Ternus era, non a caso, il diretto superiore di Tan in Apple. E molti dei recruiter di OpenAI provenivano proprio dalla sua divisione.
Se le accuse reggessero in giudizio, le conseguenze per OpenAI andrebbero ben oltre una multa. Apple chiede che i prodotti hardware sviluppati con informazioni sottratte vengano riprogettati da zero, una richiesta che potrebbe colpire l’intero progetto di dispositivo consumer su cui OpenAI ha puntato miliardi. Il settore osserverà da vicino soprattutto la fase di discovery: sarà il momento in cui Apple potrà accedere a documenti interni di OpenAI che oggi, come recita la stessa denuncia, restano “dietro porte chiuse”.














