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AI nello smartphone: così lo useremo senza schermo

6 minuti

Edoardo Frasso 30 Gennaio 2024
6 minuti

La presentazione del nuovo Samsung S24 ha reso chiaro (se ce ne fosse ancora bisogno) che l’evoluzione dei device sta prendendo preso una strada completamente inedita. L’integrazione dell’intelligenza artificiale dentro smartphone, bracciali a loro connessi, occhiali, visori e altri tra i nostri assistenti di vita, li allontanerà sempre più da quella meccanicità non sempre intuitiva che li ha contraddistinti fino ad ora e li trasformerà in qualcosa di molto più pervasivo. Il futuro della nostra tecnologia indossabile è a detta di molti quello della ‘rarefazione‘: gli strumenti potranno fare molte più cose facendosi sempre più intangibili, relazionandosi con noi attraverso svariate modalità di connessione. Gli schermi come li intendiamo apparteranno gradualmente al passato.

Rivoluzione in anticipo firmata Samsung

la nuova linea Samsung S24 è stata lanciata come la prima in cui gli smartphone sono creati appositamente attorno all’AI. I modelli permettono di compiere alcune operazioni davvero interessanti, come cerchiare elementi nelle fotografie per ricercarli online in pochissimi secondi. Oppure far scrivere, riassumere, tradurre o commentare i contenuti delle registrazioni vocali o ancora tradurre in tempo reale telefonate in altre lingue.

Sembra che alcune di queste funzioni (la traduzione simultanea telefonica in testa) risultino ancora un po’ meccaniche. Tuttavia lo smartphone ha il grande merito di aver proseguito in modo importante la rivoluzione culturale iniziata da OpenAI, orientando gli utenti verso un’abitudine al cambiamento. L’intelligenza artificiale infatti non è ancora parte della quotidianità di tutti. Questo smartphone ha reso chiaro che lo sarà. Il grande assente è una interazione vocale soddisfacente, lo schermo è ancora molto presente, ma è un inizio.

Samsung ha di recente annunciato anche un prodotto di prossimo arrivo di nome nome Galaxy Ring, un anello smart che permetterà di compiere rilevazioni biometriche e monitorare la salute.

L’assistente coniglio

L’ultimo trend sembra rappresentato da un oggetto presentato a sorpresa a metà gennaio durante l’edizione 2024 del CES di Las Vegas, i cui video stanno spopolando nelle ultime settimane: il Rabbit R1.

L’azienda Rabbit ha presentato un device che vorrebbe nelle intenzioni dei creatori superare totalmente il concetto di smartphone, rimuovendo tutto ciò che è superfluo ed eccessivo. Pochissimi tasti e uno schermo molto piccolo che somiglia più ad un monocolo per osservare la realtà circostante che a qualcosa da cui farsi assorbire costantemente alienandosi. L’R1 ricorda un gameboy (e omaggia nel suo coniglio mascotte i vecchi tamagotchi) e compatta tutta la praticità dell’intelligenza artificiale senza disperdere l’attenzione dell’utente. Funziona tramite input vocali che promettono grande rapidità. Può prenotare viaggi, può ordinare del cibo a domicilio, può ‘vedere’ gli elementi reali e fornire supporto.

Sembra uno strumento apparentemente poco commerciabile (esistendo già gli smartphone a integrare potenzialmente queste funzioni), in realtà intende proprio conquistare gli utenti con la sua promessa di restituire alle persone il tempo ‘rubato’ dagli schermi ma senza privarli della praticità della tecnologia.

Leggere la mano

Prima di Rabbit anche un altro team aveva avuto la stessa intuizione. A novembre gli ex designer di Apple Imran Chaudhri e Bethany Bongiorno avevano infatti presentato AI Pin, della loro compagnia Humane.

L’hype attorno al prodotto era sceso rapidamente, tanto che oggi sembra già sparito dai radar. L’oggetto si presentava come una specie di spilla indossabile con la quale era possibile interagire attraverso comandi vocali. L’elemento di maggior interesse era costituito dalla totale mancanza di schermo e dalla possibilità di proiettare le informazioni richieste sulla propria mano. Tra tutti è senza dubbio il prodotto più radicale a ripensare il nostro rapporto pratico con gli assistenti digitali. Nel corso dell’anno sentiremo ancora parlare di AI Pin grazie al lancio nel mercato europeo.

L’anno degli occhiali digitali?

Sono anni che le aziende tech cercano con pochi risultati di proporre e riproporre nuove versioni di occhiali smart, tech o con integrate funzioni digitali. Tra peso eccessivo e prezzi alti, non hanno mai conquistato gli utenti. Alla Silicon Valley devono credere davvero molto nell’idea perché nonostante le poche fortune commerciali ciclicamente qualche azienda crea un prodotto nuovo.

I più recenti sono gli i Ray-Ban Meta realizzati in collaborazione con Luxottica lo scorso settembre. Negli ultimi mesi sono stati integrati con nuove funzioni (ovviamente orientate attorno all’AI) che osservano, generano contenuti, contribuiscono ad assistere l’utente. Può essere che l’integrazione dell’AI nella quotidianità possa portare le persona ad appassionarsi alla destrutturazione del concetto di smartphone; in tal caso gli occhiali tech potrebbero avere un rilancio anche per via del loro design famigliare.

Senza dubbio sono già diffusi i modelli creati nell’ambito dell’ingegneria sanitaria: quelli pensati per assistere gli ipovedenti e i non vedenti hanno funzioni impressionanti.

Amici dei device

L’immediatezza dei tool AI andrà sempre più nella direzione di coinvolgere tutti i nostri sensi. Se fino ad oggi il nostro modo di dare input agli smartphone è rimasto infatti vincolato alla nostra sola volontà di agire attivamente toccando uno schermo dal design molto dispersivo, da oggi non sarà più così. I device possono fornire soluzioni in autonomia, rielaborare dati e avanzare proposte, rendendoci non più semplici utilizzatori attivi ma anche utenti pronti a ricevere a nostra volta input. E possono farlo coinvolgendo uno spettro molto maggiore dei nostri sensi. I device ci ascoltano, parlano e rispondono. Immagazzinano dati sullo spazio circostante, carpiscono informazioni dai nostri movimenti, sono in grado di guardare la realtà e imitarne una comprensione.

Se fino ad ora ci siamo sempre limitati ad un semplice ‘utilizzo‘ dei nostri strumenti digitali, inizieremo a sviluppare sempre più qualcosa di simile ad una ‘relazione’, seppur artificiale.


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