L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mercato del lavoro italiano e globale, con una crescita senza precedenti della domanda di professioni legate all’AI. Secondo il PwC AI Jobs Barometer 2026, gli annunci di lavoro che richiedono competenze in AI sono aumentati del +69% a livello mondiale nel 2025, mentre in Italia la crescita è stata addirittura del +93% nello stesso periodo, con 56.000 annunci pubblicati contro i 32.000 del 2024.
I ruoli più richiesti sono analisti di sistemi, matematici e sviluppatori software, ma anche figure ibride che sappiano integrare l’AI nei processi aziendali. Il fenomeno non è solo quantitativo. I profili specializzati godono infatti di un premio salariale del 42-62% rispetto ai ruoli meno esposti all’AI.
L’Italia, però, resta indietro rispetto a Paesi come Cina (6,4%) e India (8,1%), dove la quota di annunci legati all’AI sul totale è molto più alta. Nonostante ciò, il mercato italiano dell’AI ha raggiunto un valore di 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del +50% rispetto al 2024. Le aziende che adottano l’AI registrano anche una crescita della produttività del 34% rispetto al 2018, un dato che sottolinea come l’AI stia diventando un driver di competitività. Tuttavia, solo il 71% delle grandi imprese ha avviato progetti AI, mentre tra le PMI la percentuale scende all’8%.
Gli esperti avvertono però da tempo che senza un piano di formazione strutturale, il rischio è quello di ampliare il divario tra chi sa sfruttare l’AI e chi ne rimane escluso. Come ha sottolineato Zoltan Daghero, managing director di Gi Group, «per il 2026 una leva fondamentale resta la formazione: percorsi come academy, ITS e IFTS permettono di sviluppare in tempi brevi le competenze più richieste».

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