L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più presente nelle aziende europee, ma il suo utilizzo intensivo rimane un’eccezione. Secondo una recente indagine della Banca Centrale Europea, che ha coinvolto oltre 5.000 imprese della zona euro, più del 70% delle aziende dichiara di utilizzare l’AI in qualche forma. Tuttavia, la maggior parte si limita a soluzioni di base, come l’acquisto di licenze software, senza investire in soluzioni personalizzate o su larga scala.
Solo una minoranza sta sfruttando appieno il potenziale dell’AI per ottenere guadagni di efficienza significativi a livello macroeconomico. Questo dato emerge in un contesto in cui molte aziende preannunciano di voler avviare progetti di AI entro l’anno, ma l’impatto reale sulla produttività e sull’occupazione è ancora da dimostrare.
Le ragioni di questa lentezza sono molteplici. Le grandi aziende, che dispongono di risorse e competenze interne, sono quelle che più facilmente adottano l’AI su scala ampia. Al contrario, le piccole e medie imprese faticano a identificare un bisogno concreto o a trovare le competenze necessarie per implementare soluzioni avanzate. Secondo uno studio di Akkodis, la fiducia dei CTO nella capacità di scalare l’AI è addirittura crollata dal 82% del 2024 al 48% nel 2026, nonostante gli investimenti in aumento. Questo suggerisce che, nonostante l’entusiasmo iniziale, le aziende europee stiano incontrando ostacoli pratici ed economici nel passaggio dall’adozione sperimentale a un’utilizzo strategico e diffuso.
La BCE sottolinea che l’AI può avere un impatto duplice sull’occupazione. Da un lato, può favorire la crescita occupazionale grazie all’aumento della produttività e all’espansione delle attività aziendali. Dall’altro, potrebbe ridurre la domanda di manodopera in settori ad alto rischio di automazione. Tuttavia, al momento, i dati mostrano che le aziende con un’adozione elevata di AI tendono a assumere più personale, segnalando che i guadagni di produttività potrebbero tradursi in una maggiore domanda di lavoro. Nonostante ciò, il divario tra le aspettative e la realtà rimane ampio, e solo il tempo dirà se l’Europa saprà colmare questo gap.

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