Adobe usa l’AI per criticare le tue foto: arriva Project Indigo 1.1

Adobe ha aggiornato Project Indigo, la sua app sperimentale per iOS, con una funzione di critica fotografica basata sull'AI che valuta luce, inquadratura e impatto emotivo senza richiedere prompt. Il motore scelto è Gemini Nano Banana di Google, non il proprietario Firefly.

Innovazione - Mercato 29 lug 2026

2 min.

Adobe usa l’AI per criticare le tue foto: arriva Project Indigo 1.1

Adobe ha aggiornato il 20 luglio 2026 la sua app sperimentale per iOS Project Indigo, introducendo una funzione di critica fotografica basata sull’intelligenza artificiale capace di valutare inquadratura, luce, colore e impatto emotivo degli scatti — senza richiedere all’utente di scrivere alcun prompt. L’aggiornamento si chiama AI Playground e porta con sé anche la rimozione di oggetti per categoria e la generazione simulata di profondità di campo.

Il fatto che Adobe non abbia usato il proprio motore Firefly è la scelta più interessante di questo rilascio. Project Indigo gira su Gemini Nano Banana di Google, un modello cloud-based. Significa connessione internet obbligatoria e foto elaborate con un tetto a 2K pixel per lato, per contenere i tempi di risposta. Adobe ha già fatto sapere che Firefly potrebbe subentrare nelle fasi successive: per ora Nano Banana è il punto di partenza, non la destinazione.

La funzione di critica — chiamata Photo Critique — analizza lo scatto e restituisce un giudizio strutturato. Niente punteggi numerici, niente etichette secche: il modello identifica i punti di forza e le aree migliorabili, poi una seconda modalità chiamata Photo Guidance suggerisce come riscattare l’immagine al momento dello scatto o in post-produzione. È un approccio che punta a spiegare, non solo a eseguire. Quasi tutti gli strumenti di fotografia AI usciti negli ultimi due anni si limitano a modificare: Apple Photos, Google Photos, Photoshop stesso con il generative fill. Project Indigo prova qualcosa di diverso, almeno nell’intenzione.

Anche la rimozione degli oggetti cambia approccio rispetto agli standard del settore. L’utente non seleziona manualmente l’area da cancellare — processo spesso impreciso — ma sceglie da una lista di categorie predefinite: persone, rifiuti, cavi, veicoli. L’AI identifica gli elementi corrispondenti e li rimuove, riempiendo lo spazio con contenuto generato. AI Playground include poi la simulazione della profondità di campo, regolazioni di luce, stili artistici e un campo testo per le richieste che esulano dai preset. Uno strumento ibrido, a metà tra il guidato e il libero.

L’accesso è ristretto: solo una piccola percentuale di utenti di Project Indigo vede queste funzioni nella versione 1.1, per poche settimane. Adobe non ha ancora deciso se mantenere AI Playground gratuito o renderlo a pagamento in una release più ampia. Attivare ripetutamente i filtri di sicurezza di Nano Banana — per il contenuto della foto o del prompt — può portare all’esclusione dal test. La società è stata esplicita sul carattere sperimentale del tutto: i risultati del modello possono essere inconsistenti, e queste funzioni potrebbero non arrivare mai a un pubblico più largo.

La dipendenza da Google per il motore AI di un’app Adobe è un segnale concreto di come stia cambiando la logica delle partnership nel settore. Firefly esiste e funziona, eppure per Project Indigo la scelta è caduta su un modello esterno. Se AI Playground uscirà dalla fase di test, la vera domanda sarà se Adobe deciderà di integrare il proprio ecosistema o di continuare ad appoggiarsi a capacità di terzi. Per gli utenti finali, la differenza conta: Firefly porta con sé le garanzie di Adobe su indennità commerciale e trasparenza sui dati di addestramento, aspetti che Nano Banana non copre nello stesso modo.


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