Apple ha deciso di mettere i propri dipendenti a dieta di intelligenza artificiale. Secondo un’inchiesta di Bloomberg News confermata da Reuters, la società di Cupertino ha tagliato il budget giornaliero per l’uso dell’AI da parte dei dipendenti, riducendo il tetto di spesa per alcuni team di ingegneria da 300 a 200 dollari al giorno. Il taglio è avvenuto a ottobre e non sarebbe che l’inizio, perché l’azienda starebbe valutando di abbassare ulteriormente il limite fino a 100 dollari per alcuni gruppi di sviluppo software. I reparti fuori dall’ingegneria, che già operavano con un tetto di 100 dollari, potrebbero ritrovarsi con un massimale di appena 25 dollari al giorno.
I budget in questione riguardano i “token“, le unità di dati che i modelli di intelligenza artificiale elaborano per rispondere alle richieste degli utenti. Gli ingegneri Apple possono accedere a servizi come ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Gemini di Google, e le attività più onerose, come la scrittura e il debug del codice, consumano grandi quantità di token. Chi avesse bisogno di limiti più alti potrà chiedere un’esenzione alla dirigenza senior. Alcuni team sono stati indirizzati verso modelli più economici o soluzioni che girano in locale sui dispositivi, una strada che Apple ha già battuto con i suoi Foundation Models integrati in iPhone e Mac.
La mossa appare paradossale, perché arriva mentre l’azienda guidata dal nuovo amministratore delegato John Ternus, in carica dal primo settembre, sta cercando di portare l’AI al centro dei suoi processi interni e dei suoi prodotti. I numeri societari spiegano però la pressione sui costi. Nell’anno fiscale 2026 le spese in ricerca e sviluppo sono aumentate del 32%, trainate dagli investimenti in infrastrutture e intelligenza artificiale, mentre le spese operative complessive sono salite del 22% fino a 75,5 miliardi di dollari, pari al 16% delle vendite nette. Un conto è promuovere l’adozione dell’AI, un altro è pagare le fatture dei token senza un ritorno misurabile.
Dietro la riduzione dei massimali c’è anche un clima interno teso. Bloomberg riporta reazioni contrastanti tra i dipendenti. Alcuni osservano che pochi arrivavano a consumare interamente il vecchio tetto di 300 dollari, il che renderebbe i risparmi effettivi modesti e il vecchio limite largamente generoso. Altri invece leggono i tagli come il segnale di una manovra di riduzione dei costi più ampia, che alimenta timori di ristrutturazioni e licenziamenti. Non aiuta il fatto che alcune divisioni abbiano ingaggiato consulenti esterni per valutare efficienza e organizzazione, e che Ternus abbia chiesto un’azienda più veloce e snella, con meno livelli gerarchici e meno sprechi di risorse.
Il caso Apple è tutt’altro che isolato e fotografa una svolta dell’intero settore. Dopo anni in cui le aziende tecnologiche hanno incoraggiato i dipendenti a usare l’AI senza vincoli, la fase sperimentale è finita e le fatture sono arrivate. Microsoft ha stretto i limiti interni di spesa per l’AI, Tesla ha imposto un tetto settimanale di 200 dollari a dipendente, Uber ha limitato i singoli tool di coding a 1.500 dollari al mese e Meta ha introdotto budget di token spingendo verso gli strumenti sviluppati in casa. Goldman Sachs ha ristretto l’accesso ad alcuni tool di coding, mentre Accenture ha ridotto l’uso di Claude Enterprise per la maggior parte dei dipendenti a 29 dollari al mese.
La domanda che resta aperta, come notano diversi osservatori del settore, è quanto si possa tagliare senza erodere i benefici di produttività che hanno spinto le aziende ad abbracciare l’AI in modo così convinto. Apple non ha commentato ufficialmente il rapporto, ma la direzione è chiara. La corsa all’adozione indiscriminata degli strumenti AI è finita, e con essa l’epoca del “tokenmaxxing“, l’uso smodato dei modelli in nome di guadagni di efficienza spesso mal definiti. Ora inizia quella, meno spettacolare ma più concreta, della contabilità dei token.
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