La Casa Bianca ha accusato la startup cinese Moonshot AI di aver costruito il suo modello Kimi K3 attraverso due violazioni distinte: la distillazione non autorizzata del modello Fable di Anthropic e l’accesso a chip Nvidia della serie Blackwell vietati all’export verso la Cina. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha chiarito che le sanzioni rimangono un’opzione concreta.
Michael Kratsios, direttore dell’Ufficio per la politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca, ha scritto su X che Moonshot “ha sviluppato una piattaforma interna sofisticata per condurre distillazioni su larga scala contro i modelli statunitensi, passando rapidamente tra più metodi di accesso per evitare il rilevamento.” Sul fronte hardware, Kratsios ha affermato che la società avrebbe acquisito server equipaggiati con chip GB300 e vi avrebbe acceduto attraverso infrastrutture in Thailandia, probabilmente per addestrare i propri modelli. I chip GB300 appartengono alla generazione Blackwell di Nvidia e la loro vendita alle aziende cinesi è esplicitamente vietata dalla normativa americana sull’export.
Kimi K3 era stato presentato la settimana precedente come modello open-weight con 2,8 trilioni di parametri — il più grande open source esistente — e le sue prestazioni hanno subito attirato l’attenzione. Nei benchmark, supera tutti i principali modelli ad eccezione di Claude Fable 5 di Anthropic e GPT-5.6 Sol di OpenAI, e su alcune valutazioni specifiche li batte entrambi. È proprio questa vicinanza alle prestazioni di Fable ad aver alimentato i sospetti di Washington. La distillazione è una tecnica legittima con cui un modello più piccolo apprende dagli output di uno più grande; il problema, secondo l’accusa americana, è che nel caso di Moonshot sarebbe stata condotta in modo sistematico e covert, configurandosi come furto di proprietà intellettuale. Bessent ha sintetizzato la posizione del governo con una formula secca: “Open source is not open season on American IP.”
Diversi ricercatori hanno però sollevato dubbi sulla tenuta tecnica dell’accusa. Fable è disponibile pubblicamente solo dal 1° luglio, e Kimi K3 è stato rilasciato pochi giorni dopo. Quindici giorni sono un tempo molto stretto per una distillazione su scala industriale in grado di spiegare le prestazioni del modello. Dean Ball, responsabile delle strategie future di OpenAI, ha dichiarato apertamente di non ritenere che le capacità di K3 possano essere spiegate dalla distillazione. Kratsios non ha fornito dettagli su come il governo americano sia giunto alle proprie conclusioni, e né Moonshot né Nvidia hanno risposto pubblicamente alle accuse.
Il caso della Thailandia è forse il dettaglio più rilevante dell’intera vicenda. Il Bureau of Industry and Security sta esaminando se aziende cinesi stiano aggirando i divieti sull’export tramite sussidiarie estere o infrastrutture cloud in paesi terzi. La transshipment attraverso il Sud-est asiatico è una vulnerabilità nota: un’indagine federale ha già portato all’incriminazione del co-fondatore di Supermicro per un’operazione da circa 2,5 miliardi di dollari in server Nvidia diretti in Cina attraverso società fantasma nella regione. Se le accuse a Moonshot fossero confermate, significherebbe che il regime di controllo sull’export ha una falla attiva.
In Congresso circolano già proposte di legge che prevedono la messa in lista nera o le sanzioni per le aziende cinesi sorprese a rubare tecnologia americana. Il caso Moonshot potrebbe diventare il banco di prova per capire fino a dove Washington è disposta a spingersi. Una cosa è certa: con Kimi K3 che si posiziona tra i modelli più capaci al mondo e una quotazione di Moonshot AI valutata attorno ai 30 miliardi di dollari entro sei mesi, lo scontro non è più solo regolatorio. È industriale.














