SpaceX è entrata ufficialmente nel Nasdaq-100 prima dell’apertura dei mercati di martedì 7 luglio, appena 15 giorni di negoziazione dopo la sua quotazione in borsa avvenuta il 12 giugno. Si tratta di una delle inclusioni più rapide mai registrate in un grande indice azionario, resa possibile da una modifica delle regole che il Nasdaq ha introdotto proprio per accogliere le maxi-IPO come questa.
L’operazione arriva dopo che l’azienda di Elon Musk ha raccolto circa 85,7 miliardi di dollari nell’IPO più grande della storia, raggiungendo una capitalizzazione di oltre 2.100 miliardi di dollari, cifra che la colloca tra le sette società pubbliche più preziose al mondo. Nonostante questi numeri, SpaceX peserà solo circa l’1% del Nasdaq-100, un dettaglio che sorprende molti osservatori.
Il motivo sta nel meccanismo di ponderazione dell’indice, che si basa sul flottante, cioè sulle azioni realmente disponibili per la compravendita sul mercato. Solo il 4% circa dei titoli SpaceX è stato reso disponibile durante l’IPO, mentre il resto resta nelle mani di dipendenti, fondi di venture capital e dello stesso Musk, che controlla oltre l’80% dei diritti di voto.
L’ingresso nell’indice obbliga automaticamente tutti i fondi passivi e gli ETF che lo replicano a comprare azioni SpaceX, indipendentemente da qualsiasi valutazione discrezionale. Tra questi rientrano colossi come Invesco QQQ Trust e Invesco Nasdaq 100 ETF, che insieme gestiscono oltre 570 miliardi di dollari di patrimonio. Secondo le stime di JPMorgan, l’inclusione potrebbe generare circa 4,3 miliardi di dollari di acquisti passivi, buona parte dei quali concentrati nelle ore immediatamente precedenti all’apertura del 7 luglio.
JJ Kinahan, senior vice president di Cboe, ha dichiarato alla CNBC che gli investitori devono prepararsi a oscillazioni molto ampie del titolo, aggiungendo che “c’è la sensazione che la volatilità possa aumentare” e che un movimento di 20 dollari nell’arco di pochi giorni non deve sorprendere nessuno.
Non tutti gli analisti, però, si aspettano un impatto dirompente. Paul Meeks, responsabile della ricerca tecnologica di Freedom Capital Markets, ha osservato che l’inclusione nel Nasdaq-100 sarà “meno significativa di quanto la gente si aspetti“, perché il meccanismo è formulaico e conosciuto in anticipo da tutto il mercato. Sulla stessa linea Jeff Jacobson di 22V Research, secondo cui gli acquisti necessari “saranno probabilmente molto inferiori a quanto inizialmente ipotizzato“.
Non mancano le perplessità sulla scelta del Nasdaq di cambiare le proprie regole apposta per un singolo debutto. Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote, ha scritto che l’operazione avvantaggia un’azienda che “normalmente non sarebbe entrata così rapidamente in un indice tanto seguito“, ricordando il flottante estremamente ridotto, la governance concentrata nelle mani di Musk e una valutazione pari a oltre 100 volte i ricavi dell’anno scorso. Secondo l’analista, l’ingresso di SpaceX “aumenterà la volatilità del Nasdaq-100, metterà alla prova la sua capacità di rappresentare i fondamentali economici e finanziari, e potrebbe danneggiarne la credibilità“.
Diverso l’atteggiamento di S&P Global, che gestisce l’indice S&P 500 e ha scelto di non modificare i propri criteri, mantenendo il requisito di almeno un anno di quotazione prima di valutare l’ingresso di una nuova azienda. Anche altri fornitori di indici, come FTSE Russell e MSCI, hanno invece introdotto corsie preferenziali per le grandi matricole, segno che il caso SpaceX sta ridisegnando le regole del gioco per l’intero settore degli indici passivi.
Il titolo SPCX, dopo un debutto esplosivo con un rialzo del 50%, ha già perso circa il 28% dal massimo storico, scambiando di recente intorno ai 160 dollari. Per gli analisti, il vero banco di prova per SpaceX non sarà l’effetto temporaneo dei flussi passivi, ma la capacità dell’azienda di dimostrare progressi concreti su Starlink, cadenza di lancio e sul nascente business dell’infrastruttura AI.

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