Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha inserito colossi tecnologici cinesi come Alibaba, Baidu, BYD e Unitree Robotics nell’elenco delle aziende considerate collegate, direttamente o indirettamente, agli interessi militari di Pechino.
La cosiddetta lista 1260H, aggiornata l’8 giugno, comprende ora 188 società e rappresenta uno degli strumenti più importanti con cui Washington cerca di limitare l’influenza tecnologica cinese. Sebbene l’inserimento non comporti sanzioni immediate, le aziende coinvolte non potranno più ottenere contratti con il Pentagono e rischiano un crescente isolamento nei rapporti con partner e investitori statunitensi. Secondo il Dipartimento della difesa, molte di queste imprese contribuiscono al programma cinese definito military-civil fusion, la strategia che punta, così come accade negli Stati Uniti, a integrare innovazione civile e sviluppo militare. Le aziende respingono però con forza le accuse. Alibaba ha dichiarato che “non esiste alcuna base” per la sua inclusione nella lista, mentre Baidu e BYD hanno annunciato di voler valutare azioni legali.
La novità assume un peso particolare nel settore dell’AI. Baidu è considerata una delle principali società cinesi impegnate nello sviluppo di modelli linguistici avanzati, servizi cloud e tecnologie per la guida autonoma. Alibaba, attraverso la propria divisione cloud, è invece uno dei maggiori fornitori di infrastrutture AI dell’Asia e investe miliardi di dollari nello sviluppo di modelli generativi destinati alle imprese. Nella lista compare anche Unitree Robotics, azienda diventata famosa per i suoi robot quadrupedi e umanoidi, considerata da molti osservatori uno dei simboli della nuova robotica cinese. Proprio pochi giorni fa Nvidia aveva annunciato collaborazioni con Unitree per applicazioni robotiche avanzate.
Secondo il Pentagono, queste società fanno parte di un ecosistema tecnologico che potrebbe contribuire al rafforzamento delle capacità strategiche della Cina, anche quando le attività commerciali sono apparentemente civili.
Dietro questa decisione emerge un cambiamento più profondo nella visione statunitense. Come ha osservato Craig Singleton della Foundation for Defense of Democracies, “Washington non considera più queste aziende casi isolati, ma l’intero stack tecnologico cinese come un ambito strategicamente conteso”. In altre parole, la sfida tra Stati Uniti e Cina non riguarda più soltanto i semiconduttori o le restrizioni all’export di chip avanzati, ma l’intera filiera dell’innovazione che comprende cloud computing, AI, batterie, veicoli elettrici e robotica.
La mossa arriva inoltre a poche settimane da un incontro diplomatico tra Donald Trump e Xi Jinping che aveva alimentato aspettative di distensione nei rapporti bilaterali. L’aggiornamento della lista rappresenta invece un segnale opposto, con la competizione tecnologica continua ad accelerare e l’AI che si conferma il principale terreno di confronto economico, industriale e geopolitico del prossimo decennio.

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